Che cos’è la leptospirosi, cura e prevenzione

La leptospirosi è un’infezione batterica causata da spirochete del genere Leptospira, trasmessa al cane attraverso il contatto con urine infette o acque contaminate. Colpisce reni, fegato e altri organi vitali ed è una zoonosi, cioè una malattia trasmissibile anche all’uomo.
leptopsirosi cura e prevenzione

Infezione da batteri del genere Leptospira interrogans. Il cane si infetta per contatto diretto con urine di animali portatori (soprattutto roditori) o per esposizione indiretta ad acque stagnanti, terreni umidi e superfici contaminate. I sierogruppi più comuni nel cane sono Icterohaemorrhagiae, Canicola, Grippotyphosa e Pomona.

Febbre alta (>39.5°C), vomito, diarrea, letargia marcata, dolore muscolare, ittero (colorazione giallastra delle mucose), urine scure o assenti, disidratazione rapida. Nei casi gravi si sviluppano insufficienza renale acuta e insufficienza epatica. Alcuni cani restano portatori asintomatici.

Terapia antibiotica in due fasi: doxiciclina o penicillina nella fase acuta per eliminare la batteriemia, seguita da doxiciclina per 2-4 settimane per eliminare lo stato di portatore renale. Fluidoterapia endovenosa, antiemetici e terapia di supporto epatico e renale nei casi gravi.

Vaccinazione annuale contro i principali sierogruppi di Leptospira (il vaccino non copre tutti i ceppi). Evitare il contatto con acque stagnanti e zone infestate da roditori. Derattizzazione degli ambienti. Controlli veterinari regolari, soprattutto per cani da caccia e cani che vivono in aree rurali o umide.

Consigli e prevenzione

  • Vaccinazione annuale: vaccina il cane contro la leptospirosi ogni anno, soprattutto prima della stagione a rischio (tarda estate – autunno)
  • Evita acque stagnanti: non permettere al cane di bere o nuotare in pozze, canali di scolo o zone paludose
  • Derattizzazione: mantieni l’ambiente domestico e il giardino liberi da roditori con interventi regolari
  • Igiene dopo le uscite: dopo passeggiate in campagna o aree umide, lava le zampe del cane e controlla eventuali ferite cutanee
  • Promemoria richiami: usa il libretto veterinario per registrare le date dei richiami vaccinali e attivare i promemoria
  • Copertura estesa: se il cane frequenta aree rurali, boschi o zone con fauna selvatica, considera un piano vaccinale con copertura multivalente

Leptospirosi

La leptospirosi è una malattia batterica che colpisce l’uomo e il cane. È causato da batteri del genere Leptospira. Nell’uomo, può causare una vasta gamma di sintomi, alcuni dei quali possono essere scambiati per altre malattie. Alcune persone infette, tuttavia, potrebbero non avere alcun sintomo.

Senza trattamento, la leptospirosi può causare danni ai reni, meningite (infiammazione della membrana attorno al cervello e al midollo spinale), insufficienza epatica, difficoltà respiratoria e persino la morte.

La leptosirosi è causato da batteri del genere Leptospira che possono causare insufficienza epatica e difficolta respiratoria.

Cause ed infezioni – come si contrae la leptospirosi

La leptospirosi nel cane è causata da batteri appartenenti al genere Leptospira, microrganismi a forma di spirale classificati come spirochete. Questi batteri sopravvivono nell’ambiente esterno per settimane o mesi, soprattutto in condizioni di umidità elevata e temperature comprese tra 0°C e 25°C. Le acque stagnanti e tiepide rappresentano l’habitat ideale per la loro proliferazione, mentre le temperature sotto lo zero li eliminano rapidamente.

Leptospira interrogans – il batterio responsabile

Il principale agente eziologico della leptospirosi canina è Leptospira interrogans, una spirocheta lunga, sottile e altamente mobile. Esistono oltre 250 sierovarianti patogene conosciute, raggruppate in sierogruppi in base alla loro struttura antigenica. I sierogruppi più frequentemente coinvolti nelle infezioni del cane in Europa e in Italia sono:

  • Icterohaemorrhagiae: il sierogruppo più aggressivo, associato a forme gravi con insufficienza epatica e ittero marcato. Il serbatoio principale é il ratto (Rattus norvegicus)
  • Canicola: storicamente il più diffuso nel cane, con tropismo prevalentemente renale. Il cane stesso puo’ fungere da serbatoio
  • Grippotyphosa: associato a forme renali acute. Serbatoi comuni sono arvicole, ricci e piccoli roditori selvatici
  • Pomona: collegato a infezioni contratte in ambienti agricoli, con serbatoi nei suini e nei bovini

La complessità antigenica delle leptospire spiega perchè il vaccino non fornisce protezione universale: i vaccini attualmente disponibili coprono in genere 4 sierogruppi (L4), ma non conferiscono immunità crociata contro sierovarianti non incluse nella formulazione.

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La leptospirtosi causa forme gravi di insufficienza epatica e ittero marcato. Dalle gengive è possibile controllare la gravità della situazione

Vie di trasmissione diretta e indiretta

La trasmissione della leptospirosi al cane avviene attraverso due modalità principali.

La trasmissione diretta si verifica per contatto con urine di animali infetti o portatori asintomatici. Il cane puo’ infettarsi annusando o leccando superfici contaminate da urina, oppure per contatto con sangue, tessuti o fluidi corporei di animali portatori. Anche il contatto tra cani è possibile, sebbene sia un evento raro. Gli animali infetti possono continuare a eliminare leptospire nelle urine per settimane o mesi dopo la guarigione clinica, restando una fonte di contagio attiva.

La trasmissione indiretta è la via più comune e avviene quando il cane entra in contatto con ambienti contaminati. Bere, nuotare o camminare in acque stagnanti (pozze, stagni, canali, risaie), attraversare terreni fangosi o umidi dove roditori infetti hanno urinato espone il cane al batterio. Le leptospire penetrano attraverso le mucose o attraverso microabrasioni cutanee, anche invisibili a occhio nudo.

Fattori di rischio della leptosiprosi

Non tutti i cani hanno lo stesso grado di esposizione alla leptospirosi. Alcuni fattori aumentano significativamente la probabilità di infezione.

La stagionalità gioca un ruolo determinante: il periodo di maggior rischio in Italia va dalla tarda estate all’autunno (agosto-novembre), quando le temperature sono ancora miti e le piogge favoriscono il ristagno d’acqua. Le leptospire proliferano in queste condizioni e la concentrazione ambientale del batterio raggiunge il picco.

I cani da caccia e i cani che vivono o frequentano aree rurali, campagne e zone umide sono i soggetti più esposti. Il contatto abituale con fauna selvatica, corsi d’acqua e terreni non controllati moltiplica le occasioni di contagio. Anche i cani che vivono in zone con infestazione da roditori; ratti e topi sono i principali serbatoi del batterio, corrono un rischio elevato.

L’età influisce sulla gravità più che sull’esposizione: i cani giovani e quelli non vaccinati sviluppano più frequentemente forme cliniche gravi. I cani di taglia grande e le razze da lavoro, per il tipo di attività e l’ambiente in cui operano, risultano statisticamente più colpiti.

Infine, la mancata vaccinazione o il mancato richiamo annuale rappresentano il fattore di rischio più facilmente evitabile. Anche i cani che vivono in città possono infettarsi attraverso il contatto con urine di ratti in parchi, giardini o aree verdi urbane.

trasmissione leptospirosi
I ratti e topi sono i principali serbatoi naturali del batterio Leptospira.

Quando andare dal veterinario

Alcuni segnali richiedono una visita veterinaria

  • Febbre persistente: temperatura superiore a 39.5°C che non scende entro 24 ore
  • Ittero visibile: colorazione giallastra su gengive, congiuntive o interno delle orecchie
  • Urine anomale: urine scure (color caffè) o assenza di minzione per oltre 12 ore
  • Vomito intenso: più di 3 episodi in 24 ore o presenza di tracce di sangue
  • Rigidità e inappetenza: dolore muscolare al movimento e rifiuto totale del cibo per più di 24 ore
  • Dopo esposizione a rischio: se dopo un bagno in acque stagnanti o contatto con roditori compaiono letargia improvvisa e tremori
  • Forfora comparsa improvvisamente in un gatto anziano senza cause ambientali evidenti

Sintomi della leptospirosi

Sintomi della leptospirosi nel cane

I sintomi della leptospirosi nel cane sono variabili e spesso aspecifici, il che rende la diagnosi clinica iniziale particolarmente insidiosa. La malattia può manifestarsi in forme molto diverse, da un’infezione subclinica senza segni evidenti a una sindrome multiorgano potenzialmente fatale, in base al sierogruppo coinvolto, alla carica batterica, all’età del cane e al suo stato immunitario.

Il periodo di incubazione varia da 2 a 20 giorni, con una media di 7-14 giorni dal momento del contagio. Durante questa fase il cane appare sano, ma le leptospire si stanno già moltiplicando nel sangue (fase di leptospiremia) e diffondendo verso gli organi bersaglio.

  • Febbre – temperatura elevata (40-41°C), spesso con esordio improvviso e brividi
  • Vomito – episodi frequenti e persistenti, talvolta con tracce di sangue
  • Dolore addominale – sensibilità alla palpazione della zona addominale e lombare, il cane può inarcare la schiena
  • Diarrea – feci molli o liquide, in alcuni casi con presenza di sangue (melena)
  • Rifiuto di mangiare – inappetenza totale o parziale che persiste per più di 24 ore
  • Grave debolezza e depressione – letargia marcata, il cane appare abbattuto e riluttante a muoversi
  • Rigidità muscolare – andatura rigida e difficoltà nei movimenti, soprattutto degli arti posteriori
  • Forte dolore muscolare – mialgia diffusa, il cane reagisce al tatto e evita l’attività fisica
  • Ittero – colorazione giallastra delle gengive, delle congiuntive e dell’interno delle orecchie, segno di danno epatico
  • Urine scure o assenti – urine color caffè (bilirubinuria) o riduzione/arresto della minzione, segno di danno renale
  • Disidratazione – perdita rapida di liquidi causata da vomito, diarrea e compromissione renale
  • Incapacità di avere cuccioli – aborto spontaneo nelle femmine gravide o infertilità nei soggetti infetti

Forma acuta

La forma acuta è la presentazione più grave e colpisce prevalentemente i cani giovani o non vaccinati. L’esordio è improvviso e i sintomi progrediscono rapidamente nell’arco di pochi giorni.

Il primo segno è quasi sempre una febbre alta (40-41°C), accompagnata da brividi, letargia marcata e rifiuto completo del cibo. Il cane appare abbattuto, riluttante al movimento e spesso manifesta dolore muscolare intenso (mialgia), visibile come rigidità nella deambulazione e resistenza alla palpazione dell’addome e della zona lombare.

Nelle ore o nei giorni successivi compaiono i segni di coinvolgimento d’organo. Il vomito e la diarrea, talvolta con tracce di sangue, indicano il danno gastrointestinale. L’ittero – la colorazione giallastra delle mucose, delle gengive e della sclera oculare – segnala il coinvolgimento epatico ed è uno dei segni clinici più caratteristici della leptospirosi, in particolare nelle infezioni da sierogruppo Icterohaemorrhagiae.

La compromissione renale si manifesta con oliguria (riduzione drastica della produzione di urina) o, nei casi più gravi, anuria (assenza totale di minzione). Le urine, quando presenti, appaiono scure per la presenza di bilirubina e emoglobina. La disidratazione progredisce rapidamente a causa delle perdite da vomito e diarrea e della ridotta capacità renale di concentrare l’urina. Senza trattamento tempestivo, la forma acuta può evolvere in insufficienza renale acuta e insufficienza epatica, con esito potenzialmente fatale.

Forma subacuta e cronica

Nella forma subacuta i sintomi sono meno drammatici ma comunque significativi. Il cane presenta febbre moderata e intermittente, inappetenza progressiva, perdita di peso, aumento della sete (polidipsia) e aumento della frequenza urinaria (poliuria). Il proprietario può notare un generico peggioramento delle condizioni generali senza riuscire a identificare una causa precisa.

La forma cronica è più subdola. Alcuni cani guariscono dalla fase acuta ma sviluppano un danno renale permanente che si manifesta solo mesi dopo, sotto forma di insufficienza renale cronica progressiva. Inoltre, i cani guariti clinicamente possono restare portatori renali asintomatici e continuare a eliminare leptospire nelle urine per settimane, mesi o, in alcuni casi, oltre un anno – rappresentando una fonte di contagio per altri animali e per l’uomo.

Forma subclinica

Non tutti i cani infetti sviluppano sintomi visibili. La forma subclinica si verifica soprattutto in cani adulti con immunità parziale, ad esempio per una vaccinazione non aggiornata o per un precedente contatto con il batterio. Il cane non mostra segni clinici evidenti ma può sieroconvertire (sviluppare anticorpi rilevabili nel sangue) e, in alcuni casi, eliminare leptospire nelle urine per un periodo limitato. Questa forma viene spesso identificata solo in seguito a test sierologici di routine o indagini epidemiologiche.

Tabella differenziale: leptospirosi vs ehrlichiosi nel cane

LeptospirosiEhrlichiosi
CausaBatterio Leptospira interrogans (spirocheta)Batterio Ehrlichia canis (rickettsia)
TrasmissioneContatto con urine infette o acque contaminateMorso di zecca (Rhipicephalus sanguineus)
Organi bersaglioReni e fegato (danno diretto)Sistema emopoietico, milza, linfonodi
Segno distintivoIttero, urine scure, oliguria/anuriaEpistassi, petecchie, trombocitopenia
FebbreAlta (40-41°C), esordio bruscoAlta (40-41°C), intermittente
Rischio zoonoticoSì – trasmissibile all’uomoMolto raro per l’uomo
StagionalitàTarda estate – autunno (acque stagnanti)Primavera – autunno (stagione delle zecche)
Vaccino disponibileSì (richiamo annuale, copertura parziale)No

Diagnosi, prognosi e trattamenti

La diagnosi di leptospirosi nel cane richiede un approccio combinato che integra il sospetto clinico, i dati anamnestici (esposizione a fattori di rischio) e la conferma di laboratorio. Poiché i sintomi sono aspecifici e sovrapponibili a molte altre patologie infettive, la diagnosi precoce è determinante per la sopravvivenza del cane.

Esami diagnostici

Il primo passo è l’esame emato-biochimico completo. I rilievi più caratteristici includono leucocitosi (aumento dei globuli bianchi), trombocitopenia (riduzione delle piastrine), iperazotemia (aumento di urea e creatinina, segno di danno renale) e iperbilirubinemia (aumento della bilirubina, segno di danno epatico). L’esame delle urine può evidenziare proteinuria, bilirubinuria e cilindri renali, indicatori di sofferenza tubulare.

Il test di riferimento per la conferma diagnostica è il MAT (test di microagglutinazione), che rileva gli anticorpi specifici contro i diversi sierogruppi di Leptospira nel siero del cane. Un titolo anticorpale elevato o un aumento di almeno 4 volte tra due prelievi a distanza di 10-14 giorni conferma l’infezione attiva. Il limite del MAT è che nelle fasi iniziali della malattia gli anticorpi possono non essere ancora rilevabili, e la vaccinazione recente può generare risultati falsi positivi.

La PCR (reazione a catena della polimerasi) rappresenta un’alternativa più rapida e sensibile, in grado di identificare il DNA delle leptospire direttamente nel sangue o nelle urine del cane. La PCR è particolarmente utile nella prima settimana di malattia, quando il MAT può risultare ancora negativo.

In casi specifici il veterinario può richiedere ecografia addominale per valutare il grado di compromissione renale ed epatica, e radiografie toraciche in presenza di sintomi respiratori.

Prognosi

La prognosi della leptospirosi nel cane dipende dalla rapidità della diagnosi, dal sierogruppo coinvolto e dal grado di danno d’organo al momento dell’inizio della terapia.

I cani trattati precocemente – prima che si instaurino insufficienza renale o epatica avanzate – hanno una buona probabilità di recupero completo, con tassi di sopravvivenza che possono superare l’80%. La prognosi peggiora significativamente quando l’ittero è marcato, l’anuria persiste e si sviluppa coagulazione intravascolare disseminata (CID), una complicanza grave che compromette la capacità di coagulazione del sangue.

Anche nei cani che sopravvivono alla fase acuta, possono persistere sequele renali croniche. Il danno tubulare causato dalle leptospire può evolvere in insufficienza renale cronica che si manifesta mesi o anni dopo l’infezione, rendendo necessari controlli veterinari periodici nel lungo termine.

Il tasso di mortalità nelle forme gravi non trattate può superare il 50%. Nelle forme con ittero severo e coinvolgimento multiorgano, la mortalità resta significativa anche con terapia intensiva.

Trattamento

Il trattamento della leptospirosi nel cane si articola in due fasi distinte con obiettivi differenti.

La fase 1 (fase acuta) prevede la somministrazione di antibiotici ad azione battericida per eliminare rapidamente le leptospire dal circolo sanguigno e arrestare il danno d’organo. I farmaci di prima scelta sono la penicillina G o l’ampicillina per via endovenosa, particolarmente indicati nei cani che non tollerano la somministrazione orale a causa del vomito. L’obiettivo è interrompere la leptospiremia entro le prime 24-48 ore di terapia.

La fase 2 (eliminazione del portatore renale) inizia non appena il cane è stabilizzato e in grado di assumere farmaci per via orale. Il farmaco di elezione è la doxiciclina, somministrata per un ciclo di almeno 2 settimane (in molti protocolli fino a 4 settimane). La doxiciclina penetra nel tessuto renale ed elimina le leptospire localizzate nei tubuli renali, interrompendo lo stato di portatore e la possibilità di contagio attraverso le urine.

Parallelamente alla terapia antibiotica, il trattamento di supporto è essenziale per la sopravvivenza:

  • Fluidoterapia endovenosa aggressiva per correggere la disidratazione e sostenere la perfusione renale
  • Antiemetici (maropitant) per controllare il vomito e consentire la nutrizione
  • Epatoprotettori (SAMe, silimarina) per supportare la funzionalità epatica
  • Diuresi forzata nei cani oligurici, per tentare di ripristinare la produzione urinaria
  • Dialisi peritoneale o emodialisi nei casi di insufficienza renale anurica che non risponde alla fluidoterapia – disponibile solo in centri veterinari specializzati

Il cane in terapia deve essere gestito con precauzioni igieniche rigorose: le urine restano potenzialmente infettive fino al completamento del ciclo di doxiciclina. Il proprietario deve indossare guanti durante la pulizia, disinfettare le superfici con una soluzione di candeggina diluita (1:10) e lavare accuratamente le mani dopo ogni contatto.

Se il veterinario ha confermato che il tuo veterinario ha la leptospirosi, l’azione appropriata da intraprendere dipenderà dalla natura del contatto con l’animale. Le normali attività quotidiane con il tuo animale domestico non ti mettono ad alto rischio di infezione da leptospirosi. I tipi di contatti considerati ad alto rischio includono:

  • Contatto diretto o indiretto con urina, sangue e tessuti dell’animale durante la sua infezione.
  • Assistenza nella consegna di neonati da un animale infetto.

Cura e prevenzione della leptospirosi nel cane

La prevenzione più efficace contro la leptospirosi è la vaccinazione annuale con vaccino tetravalente (L4), che copre i sierogruppi Icterohaemorrhagiae, Canicola, Grippotyphosa e Pomona. Il vaccino non garantisce una protezione al 100% perché esistono oltre 250 sierovarianti di Leptospira e l’immunità crociata è limitata, ma riduce significativamente la gravità della malattia. Il richiamo va effettuato ogni 12 mesi, idealmente prima della stagione a rischio (tarda estate). Oltre alla vaccinazione, è fondamentale limitare il contatto del cane con acque stagnanti, terreni fangosi e ambienti infestati da roditori, e procedere con interventi di derattizzazione regolari nell’area domestica.

La leptospirosi è una zoonosi: il cane infetto può trasmettere il batterio all’uomo attraverso il contatto con le urine. Durante il trattamento e nelle settimane successive, il proprietario deve indossare guanti per la pulizia, disinfettare le superfici con candeggina diluita (1:10) e lavare accuratamente le mani dopo ogni contatto con l’animale. Lo spargimento di leptospire nelle urine può persistere fino a 3 mesi dall’infezione in assenza di trattamento antibiotico adeguato. In caso di dubbio sull’avvenuta esposizione, è consigliabile informare anche il proprio medico di base.

Alimentazione

Durante la fase acuta della leptospirosi il cane spesso rifiuta il cibo a causa di nausea, vomito e malessere generale. Una volta stabilizzato, l’alimentazione deve supportare il recupero di reni e fegato – i due organi più colpiti dalla malattia. Il veterinario può prescrivere una dieta renale ed epatica commerciale a basso contenuto di proteine e sodio, altamente digeribile, integrata con acidi grassi omega-3 per il controllo dell’infiammazione. L’idratazione resta prioritaria: acqua fresca sempre disponibile e, se necessario, brodo di pollo non salato per incentivare l’assunzione di liquidi. Il ritorno alla dieta abituale va concordato con il veterinario in base agli esami di controllo.

Sì. La leptospirosi è una zoonosi e può trasmettersi all’uomo per contatto diretto o indiretto con le urine del cane infetto. Il contagio avviene attraverso mucose (occhi, naso, bocca) o microlesioni cutanee. Durante il trattamento è necessario indossare guanti, disinfettare le superfici e lavare le mani dopo ogni contatto con l’animale.

No, in Italia il vaccino per la leptospirosi non è obbligatorio per legge, ma è fortemente raccomandato dai veterinari come parte del protocollo vaccinale di base del cane. È considerato essenziale per tutti i cani, in particolare per quelli che vivono in aree rurali, frequentano ambienti umidi o hanno contatto con fauna selvatica.

Sì, è possibile. Il vaccino tetravalente (L4) copre 4 sierogruppi ma non tutte le oltre 250 sierovarianti esistenti di Leptospira. Un cane vaccinato può infettarsi con un sierogruppo non incluso nel vaccino. Tuttavia, nei cani vaccinati la malattia si presenta generalmente in forma più lieve e con una prognosi migliore.

La diagnosi si basa su esami del sangue (emocromo, profilo biochimico renale ed epatico), esame delle urine e test specifici. Il test di riferimento è il MAT (microagglutinazione), che rileva gli anticorpi contro i diversi sierogruppi. La PCR su sangue o urine è utile per una diagnosi rapida nella prima settimana di malattia.

Il trattamento prevede due fasi. Nella fase acuta si somministrano penicillina o ampicillina per via endovenosa per eliminare i batteri dal sangue. Successivamente si passa alla doxiciclina per via orale per un minimo di 2 settimane (fino a 4), necessaria per eliminare le leptospire dai reni e interrompere lo stato di portatore.

In Italia il rischio maggiore si concentra tra la tarda estate e l’autunno (agosto-novembre), quando le temperature miti e le piogge favoriscono il ristagno d’acqua e la proliferazione delle leptospire nell’ambiente. I cani che frequentano zone umide, campagne e aree con presenza di roditori sono i più esposti in questo periodo.

Iscritta all’Ordine dei Medici Veterinari, RM N. 2453

Glossario

  • Zoonosi: malattia infettiva trasmissibile dagli animali all’uomo o viceversa. La leptospirosi è una delle zoonosi più diffuse al mondo.
  • Spirocheta: batterio a forma di spirale, lungo e sottile, dotato di elevata mobilità. Le leptospire appartengono a questa famiglia di microrganismi.
  • Sierogruppo: classificazione dei batteri del genere Leptospira basata sulla loro struttura antigenica. I sierogruppi più rilevanti nel cane sono Icterohaemorrhagiae, Canicola, Grippotyphosa e Pomona.
  • MAT (test di microagglutinazione): esame sierologico di riferimento per la diagnosi di leptospirosi. Rileva gli anticorpi specifici contro i diversi sierogruppi di Leptospira nel sangue del cane.
  • Ittero: colorazione giallastra della pelle e delle mucose causata dall’accumulo di bilirubina nel sangue, segno di danno epatico o di distruzione massiva dei globuli rossi.
  • Iperazotemia: aumento dei livelli di urea e creatinina nel sangue, indicatore di ridotta funzionalità renale.
  • Oliguria: riduzione significativa della quantità di urina prodotta. Nella leptospirosi indica sofferenza renale acuta.
  • Leptospiremia: fase dell’infezione in cui le leptospire circolano attivamente nel sangue, prima di localizzarsi negli organi bersaglio.
  • Fluidoterapia: somministrazione di liquidi per via endovenosa per correggere la disidratazione e sostenere la funzionalità degli organi.
  • Profilassi vaccinale: insieme delle misure preventive basate sulla vaccinazione, finalizzate a ridurre il rischio di contrarre una determinata malattia infettiva.

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