Micosi del gatto (tigna): cause, sintomi, cura e prevenzione

La micosi del gatto, comunemente chiamata tigna o dermatofitosi, è un’infezione causata dal fungo Microsporum canis che colpisce pelle, pelo e unghie. Altamente contagiosa tra animali e trasmissibile all’uomo (zoonosi), richiede diagnosi veterinaria tempestiva. Riconoscere i sintomi – alopecia a chiazze, desquamazione, eritema – è il primo passo per avviare un trattamento efficace ed evitare la diffusione.
tigna nei gatti contagio e trattamenti

Le cause più frequenti sono dieta carente di omega-3 e omega-6, disidratazione, ambiente secco (umidità sotto il 40%), stress e allergie. Obesità e lavaggi troppo frequenti peggiorano la situazione. Sul fronte patologico: infestazione da Cheyletiella yasguri, dermatofitosi (Microsporum canis), dermatiti e squilibri ormonali. I persiani sono geneticamente predisposti alla seborrea. Nei gatti anziani o immunodepressi la desquamazione può segnalare una malattia sistemica.

Scaglie bianche o grigie nel pelo, più evidenti sui mantelli scuri. Prurito con grattamento eccessivo, leccamento compulsivo e pelo opaco. La pelle risulta arrossata e ipersensibile al tatto. Nei casi gravi compaiono alopecia localizzata, croste e lesioni da autotraumatismo. Scaglie in movimento indicano Cheyletiellosi; alopecia circolare orienta verso la tigna. Forfora persistente oltre 2-3 settimane richiede visita veterinaria.

Il trattamento dipende dalla causa. Carenze nutrizionali: integrazione di omega-3 e omega-6. Cheyletiellosi: antiparassitari su tutti gli animali in casa e sanificazione dell’ambiente. Dermatofitosi: antimicotico sistemico per 3-6 settimane. In tutti i casi: shampoo medicati specifici per gatto e aloe vera per calmare prurito e infiammazione. Vietati prodotti per umani o per cani.

Dieta equilibrata con omega-3 e omega-6, acqua fresca sempre disponibile e umidità ambientale tra 40-60%. Spazzolatura 2-3 volte a settimana. Controllare il peso corporeo per permettere una toelettatura autonoma completa. Lavaggi limitati alle reali necessità con prodotti specifici per gatto. Visite veterinarie annuali per identificare precocemente patologie cutanee.

Consigli e prevenzione

  • Isola il gatto infetto dagli altri animali di casa fin dal primo sospetto di micosi, usando una stanza dedicata con superfici facili da pulire
  • Lava mani e avambracci con acqua calda e sapone dopo ogni contatto con il gatto infetto o con i suoi oggetti
  • Aspira quotidianamente pavimenti, divani e tessuti, smaltendo il sacchetto dopo ogni utilizzo per eliminare le spore fungine
  • Lava cucce, coperte e ciotole almeno 2 volte a settimana con acqua calda e candeggina diluita (rapporto 1:10)
  • Alimenta il gatto con una dieta bilanciata e ricca di acidi grassi essenziali (omega-3 e omega-6) per sostenere la barriera cutanea e il sistema immunitario
  • Evita il contatto diretto con gatti randagi o di provenienza sconosciuta, soprattutto se presentano chiazze senza pelo
  • Controlla periodicamente il mantello di tutti gli animali di casa, anche quelli apparentemente sani, perché i portatori asintomatici trasmettono il fungo senza mostrare sintomi

La tigna nel gatto (Dermatofitosi e micosi)

La dermatofitosi (tigna) è una malattia della pelle del gatto. E’ il termine medico che indica un‘infezione fungina patogena che colpisce la pelle, il pelo e/o le unghie (artigli) dei felini, (e non solo). I parassiti più comuni sono il Microsporum Canis, Trichophyton mentagrophytes, e il Microsporum gypseum (comunemente noto come tigna). Questa malattia si sviluppa nei cani, in altri mammiferi e, nei gatti, dove queste infezioni sono più comuni nelle razze a pelo lungo che in quelle a pelo corto.

La tigna, o dermatofitosi, è un’infezione fungina che colpisce la pelle, il pelo e le unghie dei gatti. Nonostante il nome possa trarre in inganno, non si tratta di un verme, ma di una micosi causata da funghi dermatofiti. Questa patologia è particolarmente diffusa nei gattini, negli animali con un sistema immunitario debole; in quelli che vivono in ambienti affollati, come rifugi e colonie feline e gatti anziani.

La tigna nel gatto è altamente contagiosa, la micosi del gatto si trasmette attraverso il contatto diretto con un animale infetto o con oggetti contaminati, come cucce, spazzole e coperte. Può colpire anche altri animali domestici e persino l’uomo, motivo per cui è essenziale riconoscerla e trattarla tempestivamente.

I sintomi più comuni sono: perdita di pelo a chiazze, prurito, pelle arrossata e squamosa. Se sospetti che il tuo gatto possa aver contratto la tigna, una visita dal veterinario è fondamentale per confermare la diagnosi e avviare il trattamento più adatto.

Le cause della micosi nel gatto (Tigna)

La micosi del gatto (dermatofitosi – tigna) è causata da funghi dermatofiti, microrganismi che si nutrono della cheratina, la proteina strutturale presente nello strato della pelle, nel pelo e nelle unghie. Il fungo del gatto più frequente è Microsporum canis, responsabile di oltre il 90% dei casi di tigna felina. Meno comuni sono Trichophyton mentagrophytes e Microsporum gypseum, che il gatto può contrarre dal contatto con terreno contaminato o con roditori infetti.

La dermatofitosi non è un’infezione opportunistica casuale: si sviluppa quando le spore fungine trovano le condizioni ideali per penetrare la barriera cutanea e proliferare. Diversi fattori – legati all’animale, all’ambiente e alla gestione domestica – determinano il rischio reale di infezione.

Sistema immunitario debole o immaturo

I gatti con un sistema immunitario compromesso sono i più esposti ai funghi. I cuccioli sotto i 12 mesi non hanno ancora sviluppato una risposta immunitaria completa, il che li rende particolarmente vulnerabili alla colonizzazione da parte di Microsporum canis. Allo stesso modo, i gatti anziani con patologie croniche e quelli in terapia con farmaci immunosoppressori (corticosteroidi, ciclosporina) presentano una ridotta capacità di contrastare l’infezione fungina.

I gatti affetti da FIV (virus dell’immunodeficienza felina) o FeLV (virus della leucemia felina) hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare forme estese e resistenti di dermatofitosi, perché queste patologie compromettono la risposta immunitaria cellulo-mediata, fondamentale per contenere le infezioni micotiche.

tigna dermatofitosi nel gatto
La micosi nel gatto (tigna) con muso squamoso

Ambienti affollati e scarsa igiene

Rifugi, colonie feline, gattili e allevamenti rappresentano ambienti ad alto rischio per la diffusione della tigna nel gatto. L’alta densità di animali in spazi ristretti facilita sia il contatto diretto tra soggetti infetti e sani, sia la contaminazione ambientale tramite spore. Le artospore (spore fungine che si formano per frammentazione delle ife) possono sopravvivere su superfici, tessuti e polvere domestica per 18-24 mesi, rendendo la decontaminazione ambientale un passaggio indispensabile per interrompere il ciclo del contagio.

La scarsa ventilazione, l’umidità elevata e la pulizia insufficiente di cucce, ciotole e lettiere creano un microambiente favorevole alla persistenza delle spore. Anche nelle case con più gatti il rischio aumenta se gli spazi non vengono igienizzati regolarmente.

Predisposizione di razza e tipo di mantello

Le razze a pelo lungo come il Persiano, il Maine Coon e l’Himalayano sono più predisposte alla micosi da gatto. Il mantello folto e denso trattiene le spore fungine con maggiore facilità e ostacola la naturale autopulizia del gatto (grooming), un meccanismo di difesa che nei gatti a pelo corto contribuisce a rimuovere meccanicamente le spore dalla superficie cutanea.

Anche lo Sphynx, pur essendo privo di pelo, presenta una predisposizione elevata per ragioni diverse: l’assenza del mantello elimina la barriera fisica contro i microtraumi cutanei, facilitando la penetrazione dei dermatofiti nell’epidermide.

Stress e malnutrizione

Lo stress cronico, causato da traslochi, convivenza conflittuale con altri animali, cambi di routine o sovraffollamento, agisce come immunosoppressore naturale nel gatto, riducendo l’efficacia della risposta immunitaria e aumentando la suscettibilità alle infezioni fungine.

Una dieta carente di proteine di qualità, acidi grassi essenziali (omega-3 e omega-6) e micronutrienti come zinco e vitamina A compromette l’integrità della barriera cutanea, lo strato protettivo della pelle che impedisce l’ingresso di agenti patogeni. Un gatto malnutrito presenta una pelle più fragile, secca e permeabile, condizioni che favoriscono l’attecchimento del fungo.

Contagio diretto e indiretto

La trasmissione della tigna avviene attraverso due vie principali. Il contagio diretto si verifica per contatto fisico con un gatto infetto o con un portatore asintomatico, cioè un soggetto che ospita il fungo sul pelo senza mostrare lesioni visibili. I portatori asintomatici sono particolarmente insidiosi perché diffondono le spore nell’ambiente senza che il proprietario ne sia consapevole.

Il contagio indiretto avviene tramite oggetti contaminati: cucce, spazzole, coperte, trasportini, lettiere e persino le mani del proprietario possono veicolare le artospore da un animale all’altro. La micosi da gatto è anche una zoonosi, il che significa che può trasmettersi all’uomo, in particolare a bambini, anziani e persone immunodepresse, manifestandosi con chiazze eritematose (arrossate) a forma di anello sulla pelle.

L’immuno depressione può aumentare le probabilità di contrarre malattie fungine e dermatologiche

Malattie che causano immunosoppressione o farmaci immunosoppressori (entrambi fattori che riducono la capacità del corpo di sviluppare una normale risposta immunitaria) possono aumentare la probabilità che il gatto sia a rischio di infezione fungina della pelle, del pelo e/o delle unghie, nonché di aumentare il rischio potenziale di infezione più grave.

Come si trasmette la tigna del gatto

La tigna è altamente contagiosa e si trasmette per contatto diretto con un gatto infetto o indiretto, attraverso oggetti contaminati come coperte, cucce, spazzole e persino mobili. Le spore dei funghi sono molto resistenti e possono sopravvivere nell’ambiente per mesi, facilitando la diffusione della malattia. I gatti randagi e quelli che vivono in colonie o rifugi hanno un rischio maggiore di contrarre e diffondere l’infezione

Sintomi della micosi nel gatto

I sintomi della micosi del gatto variano in base alla risposta immunitaria dell’animale, alla localizzazione dell’infezione e alla carica fungina. Alcuni gatti sviluppano lesioni evidenti e circoscritte, altri presentano forme diffuse e infiammate, altri ancora risultano portatori asintomatici: ospitano il fungo del gatto sul pelo e lo diffondono nell’ambiente senza mostrare alcun segno clinico visibile.

Il segno più caratteristico della tigna nel gatto è la comparsa di aree alopeciche (zone senza pelo) di forma circolare o irregolare, localizzate principalmente su testa, orecchie, zampe e dorso. La pelle sottostante appare eritematosa (arrossata), coperta da scaglie o croste grigiastre, e al tatto risulta ispessita e ruvida. Il pelo ai margini delle lesioni si spezza facilmente e ha un aspetto opaco e fragile – un segno distintivo che differenzia la dermatofitosi da altre cause di alopecia felina.

sintomi tinga gatto
La tigna provoca un fortissimo prurito, che può sfociare anche in pelle irritata e arrossata (eritema). L’alopecia, è un sintomo visibile (la perdita di pelo)

Il prurito è presente in modo variabile: in alcuni gatti è lieve o assente, in altri è intenso e porta a grattamento compulsivo e leccamento delle zone colpite, con il rischio di provocare lesioni secondarie e sovrainfezioni batteriche. Quando l’infezione coinvolge le unghie si parla di onicomicosi: le unghie diventano ispessite, fragili, deformate e possono sfaldarsi o rompersi.

Nei casi più gravi o nei soggetti immunodepressi, la micosi da gatto può manifestarsi con lesioni nodulari (granulomi o cherioni), formazioni in rilievo, infiammate e talvolta essudanti, che indicano una forte reazione infiammatoria del tessuto cutaneo all’infezione fungina. Possono inoltre svilupparsi infezioni batteriche secondarie che aggravano il quadro clinico con pus, cattivo odore e dolore localizzato.

È importante distinguere tre livelli di presentazione clinica della dermatofitosi:

  • Infezione semplice: lesioni circoscritte e limitate a 1-3 zone, in un gatto con buono stato di salute generale. Risponde bene al trattamento
  • Infezione con complicanze: lesioni estese, infiammate o resistenti alla terapia, frequenti nei gatti a pelo lungo e in quelli con comorbilità (patologie respiratorie, FIV, FeLV)
  • Portatore asintomatico: nessuna lesione visibile, ma coltura fungina positiva. Il gatto trasmette le spore ad altri animali e all’uomo senza mostrare sintomi

Quando andare dal veterinario

Alcuni segnali richiedono una visita veterinaria

  • Chiazze senza pelo superiori a 1 cm su testa, orecchie o zampe
  • Pelle arrossata, crostosa o desquamata nelle zone alopeciche da più di 5-7 giorni
  • Prurito insistente nella stessa zona per più di 3 giorni consecutivi
  • Unghie ispessite, fragili o deformate
  • Chiazze a forma di anello su un altro animale o persona in casa
  • Cuccioli sotto i 12 mesi, gatti anziani o immunodepressi con qualsiasi alterazione cutanea
  • Lesioni che si estendono a nuove zone del corpo nonostante 7-10 giorni di trattamento topico

Tabella differenziale: tigna vs rogna

Tigna (dermatofitosi)Rogna (acariasi)
CausaFungo Microsporum canisAcaro Notoedres cati o Sarcoptes
Aspetto delle lesioniChiazze circolari, scaglie, croste grigiastreCroste spesse, pelle ispessita e raggrinzita
Zona tipicaTesta, orecchie, zampeOrecchie, muso, collo
PruritoVariabile, da lieve a moderatoMolto intenso, costante
PeloFragile, si spezza, alopecia circolareCaduta diffusa, pelo arruffato
Contagio all’uomoSì (zoonosi)Sì, ma transitorio
TrattamentoAntifungini topici e oraliAntiparassitari specifici

Tabella differenziale: tigna vs allergia cutanea

Tigna (dermatofitosi)Dermatite allergica
CausaFungo Microsporum canisAllergeni ambientali, alimentari o da pulci
Aspetto delle lesioniChiazze circolari con bordi definitiArrossamento diffuso, senza forma definita
Zona tipicaTesta, orecchie, zampeAddome, inguine, ascelle, base della coda
PruritoVariabile, da lieve a moderatoIntenso e generalizzato
PeloFragile, si spezza alla baseCaduta da grattamento, non fragile
ContagioSì – altri animali e uomoNo, non contagiosa
TrattamentoAntifungini topici e oraliAntistaminici, corticosteroidi, dieta di eliminazione
Il segno più caratteristico della tigna nel gatto è la comparsa di aree alopeciche (zone senza pelo) di forma circolare o irregolare,

Diagnosi esami e prognosi

Diagnosticare la micosi del gatto basandosi solo sull’aspetto delle lesioni non è sufficiente. Le chiazze alopeciche, l’eritema e la desquamazione possono essere facilmente confusi con altre patologie cutanee come la rogna, la dermatite allergica, il pemfigo o l’alopecia psicogena. Per questo motivo il veterinario utilizza una combinazione di esami diagnostici per confermare la presenza del fungo del gatto e identificare la specie di dermatofita responsabile.

Lampada di Wood

La lampada di Wood è uno strumento che emette luce ultravioletta a una lunghezza d’onda specifica (circa 365 nm). Quando il pelo è infettato da Microsporum canis, le spore producono una fluorescenza verde-mela caratteristica sotto questa luce. L’esame è rapido, non invasivo e rappresenta spesso il primo step diagnostico in ambulatorio.

Tuttavia la lampada di Wood ha un limite importante: non tutti i ceppi di Microsporum canis producono fluorescenza, e le altre specie di dermatofiti (Trichophyton mentagrophytes, Microsporum gypseum) non fluorescono affatto. Un risultato negativo alla lampada di Wood non esclude la dermatofitosi e deve sempre essere integrato con altri esami.

Le spore micotiche producono una fluorescenza verde-mela quando sono illuminate dalla lampada di wood

Esame microscopico del pelo (tricogramma)

Il veterinario preleva campioni di pelo dai margini delle lesioni e li esamina al microscopio ottico dopo averli trattati con una soluzione di idrossido di potassio (KOH), che dissolve la cheratina e rende visibili le strutture fungine. Al microscopio si ricercano le artospore e le ife (filamenti fungini) che circondano o penetrano il fusto del pelo.

Il tricogramma fornisce un risultato rapido, ma richiede esperienza da parte dell’operatore e può dare falsi negativi se il campionamento non è ottimale o se la carica fungina è bassa.

Coltura fungina (esame colturale micotico)

La coltura fungina è considerata il gold standard per la diagnosi di dermatofitosi. Il veterinario raccoglie campioni di pelo e scaglie cutanee – spesso con la tecnica del mackenzie (spazzolamento con uno spazzolino da denti sterile) – e li inocula su un terreno di coltura DTM (Dermatophyte Test Medium). Se i dermatofiti sono presenti, il terreno cambia colore da giallo a rosso entro 7-14 giorni, e le colonie fungine vengono identificate al microscopio per determinare la specie.

La coltura micotica è l’unico esame che consente di identificare con certezza la specie del dermatofita e di individuare i portatori asintomatici. Il limite principale è il tempo: servono fino a 21 giorni per considerare una coltura definitivamente negativa.

PCR (reazione a catena della polimerasi)

Il test PCR è un esame molecolare che rileva il DNA del dermatofita nel campione prelevato. È molto più rapido della coltura (risultato in 24-48 ore) e altamente sensibile, ma non distingue tra infezione attiva e semplice contaminazione ambientale del pelo. Per questo motivo la PCR viene utilizzata come esame complementare, non sostitutivo della coltura.

Biopsia cutanea

Nei casi atipici, con lesioni nodulari (cherioni) o granulomatose resistenti alla terapia, il veterinario può eseguire una biopsia cutanea con esame istologico. Il campione di tessuto viene analizzato al microscopio per evidenziare la presenza di strutture fungine all’interno del derma e valutare il grado di infiammazione. La biopsia è utile anche per escludere patologie neoplastiche o autoimmuni che possono mimare la tigna nel gatto.

Prognosi

La prognosi della micosi del gatto è generalmente favorevole nei soggetti immunocompetenti. Con un trattamento adeguato, la guarigione completa avviene in 4-8 settimane nella maggior parte dei casi. Nei gatti con sistema immunitario nella norma e lesioni limitate, la dermatofitosi può persino autolimitarsi nel giro di alcuni mesi, anche senza terapia – ma il trattamento resta indispensabile per evitare la diffusione del contagio ad altri animali e all’uomo.

Nei gatti immunodepressi (FIV, FeLV, terapie immunosoppressive), nei cuccioli molto giovani e nelle forme estese con infezioni batteriche secondarie, il recupero può richiedere 3-6 mesi di terapia combinata e controlli ripetuti. Il criterio per considerare il gatto guarito non è la scomparsa delle lesioni visibili, ma l’esito di almeno due colture fungine negative consecutive eseguite a distanza di 2-3 settimane l’una dall’altra.

Cura, trattamento e prevenzione della tigna nel gatto

Il trattamento della micosi del gatto richiede un approccio combinato che agisca contemporaneamente su tre fronti: la terapia topica per trattare le lesioni locali, la terapia sistemica per eliminare il fungo dall’interno e la decontaminazione ambientale per interrompere il ciclo di reinfezione. Nessuno di questi tre interventi, da solo, è sufficiente a garantire la guarigione completa e a prevenire le recidive.

alopecia gatto tigna
La tigna si riconosce la presenza di zone senza peso: l’alopecia che può essere focale, multifocale o generalizzata.

Terapia topica (locale)

La terapia topica ha lo scopo di ridurre la carica fungina sulla superficie cutanea e limitare la dispersione di artospore nell’ambiente. Il veterinario può prescrivere shampoo antifungini a base di miconazolo associato a clorexidina, oppure soluzioni a base di enilconazolo, da applicare sull’intero corpo del gatto con bagni medicati 2 volte a settimana. Il trattamento dell’intero mantello è preferibile rispetto all’applicazione localizzata sulle sole lesioni, perché le spore possono essere presenti anche su aree di pelo apparentemente sane.

Per le lesioni circoscritte il veterinario può aggiungere creme o lozioni antifungine a base di clotrimazolo o miconazolo da applicare localmente 1-2 volte al giorno. Prima dell’applicazione è consigliabile tosare il pelo attorno alla lesione per facilitare il contatto del principio attivo con la cute e ridurre la quantità di pelo infetto disperso nell’ambiente. I peli tosati vanno raccolti e smaltiti con cura.

Se il veterinario prescrive trattamenti topici, è consigliabile utilizzare un collare elisabettiano per impedire al gatto di ingerire i prodotti antifungini durante il grooming.

Terapia sistemica (orale)

La terapia orale è necessaria in tutti i casi di micosi da gatto estesa, multilesionale o resistente al solo trattamento topico, e nei gatti che vivono in ambienti con più animali dove il rischio di contagio è elevato. I farmaci antimicotici più utilizzati nel gatto sono:

  • Itraconazolo: è il farmaco di prima scelta nella dermatofitosi felina. Viene somministrato per via orale a cicli di una settimana di terapia alternata a una settimana di sospensione (protocollo pulsato), per ridurre il rischio di tossicità epatica. La durata complessiva è di 6-8 settimane minimo
  • Terbinafina: alternativa efficace, con buon profilo di sicurezza nel gatto. Viene somministrata quotidianamente per 4-6 settimane. Agisce inibendo la sintesi dell’ergosterolo, un componente essenziale della membrana cellulare del fungo
  • Griseofulvina: antimicotico di vecchia generazione, oggi meno utilizzato per il profilo di effetti collaterali più marcato (tossicità midollare, teratogenicità). Controindicata nei gatti FIV positivi e nelle gatte gravide

Durante la terapia orale il veterinario richiede esami del sangue periodici (emocromo ed enzimi epatici) ogni 2-3 settimane per monitorare eventuali alterazioni a carico del fegato e del midollo osseo.

Decontaminazione ambientale

Le spore fungine disperse nell’ambiente rappresentano la principale causa di reinfezione e di fallimento terapeutico. Senza una decontaminazione sistematica, il gatto continua a ricontaminarsi anche durante il trattamento.

Il protocollo di sanificazione ambientale prevede la pulizia quotidiana delle superfici con candeggina diluita in rapporto 1:10 con acqua, che è il disinfettante più efficace contro le spore dei dermatofiti. Tutti i tessuti a contatto con il gatto – cucce, coperte, cuscini, tappeti – vanno lavati in lavatrice ad almeno 60°C con candeggina almeno 2 volte a settimana. L’aspirapolvere va passato quotidianamente su pavimenti, divani e tutte le superfici imbottite, smaltendo il sacchetto immediatamente dopo ogni utilizzo.

Le spazzole, i pettini e i giocattoli in plastica vanno immersi in una soluzione di candeggina diluita per almeno 10 minuti. Gli oggetti porosi o in tessuto che non possono essere lavati ad alta temperatura vanno eliminati. Se in casa vivono più animali, il gatto infetto deve restare isolato in una stanza dedicata con superfici lisce e facilmente lavabili fino a guarigione confermata da coltura negativa.

Durata del trattamento e criteri di guarigione

La durata complessiva del trattamento varia da un minimo di 6 settimane a 4-6 mesi nei casi più complessi. L’errore più comune è interrompere la terapia alla scomparsa delle lesioni visibili: la remissione clinica non corrisponde alla guarigione micologica.

Il criterio per sospendere il trattamento è l’ottenimento di almeno due colture fungine negative consecutive, eseguite a distanza di 2-3 settimane l’una dall’altra. Se la prima coltura di controllo risulta ancora positiva, la terapia va proseguita per altre 3-4 settimane prima di ripetere il test.

Prevenzione delle recidive

Una volta ottenuta la guarigione, il rischio di recidiva resta concreto se non si interviene sui fattori predisponenti. Il mantenimento di un sistema immunitario efficiente è la prima difesa: una dieta completa e bilanciata, la riduzione delle fonti di stress e il trattamento tempestivo di eventuali patologie concomitanti riducono significativamente la probabilità di reinfezione.

Nei contesti con più animali – famiglie con più gatti, rifugi, allevamenti – è consigliabile sottoporre tutti i soggetti conviventi a coltura fungina di screening anche in assenza di sintomi, per identificare ed eventualmente trattare i portatori asintomatici che sostengono il ciclo del contagio.

cura e prevenzione della tigna
Seguire la prescrizione del veterinario. E’ possibile usare unguenti e lozioni specifiche, sia per animali che per persone

Alimentazione

Il sistema immunitario del gatto dipende da un apporto proteico adeguato. Il gatto è un carnivoro obbligato: il suo metabolismo richiede proteine di origine animale come fonte primaria di aminoacidi essenziali, tra cui la taurina, la metionina e la cisteina. Quest’ultima è un precursore diretto della cheratina, la proteina bersaglio dei funghi dermatofiti. Un gatto in terapia per micosi da gatto ha un fabbisogno proteico ancora più elevato per sostenere la rigenerazione del pelo e della cute danneggiati.

Durante il trattamento della micosi del gatto è consigliabile scegliere un alimento completo di alta qualità, con proteine animali come primo ingrediente e un profilo bilanciato di acidi grassi. Il veterinario può valutare l’aggiunta di un integratore specifico per cute e pelo a base di omega-3, zinco e biotina, soprattutto nei gatti con forme estese o recidivanti.

Vanno evitati cambi alimentari bruschi durante la terapia: ogni transizione va effettuata gradualmente nell’arco di 7-10 giorni, mescolando il nuovo alimento con quello precedente in proporzioni crescenti, per non aggiungere stress gastrointestinale a un organismo già impegnato nella risposta all’infezione.

La tigna è un’infezione fungina della pelle, del pelo e delle unghie del gatto, causata da funghi dermatofiti. Nonostante il nome possa trarre in inganno, non è un verme, ma una micosi altamente contagiosa.

Sì, la tigna è un altro nome per la dermatofitosi. Entrambi i termini si riferiscono alla stessa infezione fungina che colpisce i gatti, altri animali e, in alcuni casi, anche gli esseri umani.

I sintomi più comuni della tigna includono perdita di pelo a chiazze, pelle arrossata e squamosa, prurito, croste e pelo fragile che si spezza facilmente. Se noti questi segni, è importante far visitare il gatto dal veterinario per una diagnosi corretta.

La tigna si trasmette per contatto diretto con un gatto infetto o per contatto con oggetti contaminati, come lettiere, spazzole, cucce e mobili. Le spore fungine sono molto resistenti e possono sopravvivere nell’ambiente per mesi.

Sì, la tigna è una zoonosi, il che significa che può essere trasmessa agli esseri umani. Il contagio è più probabile nei bambini, negli anziani e in persone con un sistema immunitario compromesso. Nell’uomo, si manifesta con chiazze arrossate e pruriginose sulla pelle.

Il trattamento prevede l’uso di farmaci antifungini, sia sotto forma di shampoo e lozioni da applicare sulla pelle, sia di compresse da somministrare per via orale nei casi più gravi. È fondamentale anche disinfettare l’ambiente per evitare la reinfezione.

La tigna è più comune nei gatti con un sistema immunitario debole, nei cuccioli e in quelli che vivono in ambienti affollati, come colonie feline e rifugi. Anche lo stress, la malnutrizione e il contatto con animali infetti possono favorire l’infezione.

Per eliminare le spore della tigna dall’ambiente, è necessario lavare regolarmente letti, coperte e tessuti con acqua calda e candeggina, passare spesso l’aspirapolvere e disinfettare superfici e mobili con prodotti antifungini consigliati dal veterinario.

Glossario

  • Dermatofitosi: infezione fungina della pelle, del pelo e delle unghie causata da funghi dermatofiti. Comunemente chiamata tigna, nel gatto è provocata nella maggior parte dei casi dal fungo Microsporum canis.
  • Micosi: termine generico che indica qualsiasi infezione causata da funghi. La tigna è una micosi cutanea superficiale.
  • Cheratina: proteina strutturale che costituisce lo strato corneo della pelle, il pelo e le unghie. I funghi dermatofiti si nutrono di cheratina per crescere e proliferare.
  • Artospore: spore fungine che si formano per frammentazione delle ife. Sono la principale forma di resistenza ambientale dei dermatofiti e possono sopravvivere su superfici e tessuti per 18-24 mesi.
  • Alopecia: perdita parziale o totale del pelo in aree circoscritte o diffuse del corpo. Nella tigna si presenta tipicamente in forma circolare.
  • Eritema: arrossamento cutaneo causato da infiammazione locale e aumento del flusso sanguigno nella zona interessata.
  • Onicomicosi: infezione fungina delle unghie che provoca ispessimento, fragilità e deformazione dell’unghia colpita.
  • Cheratinizzazione: processo di formazione dello strato corneo della pelle tramite la maturazione dei cheratinociti. La sua alterazione produce un aumento visibile di scaglie e desquamazione.
  • Barriera cutanea: strato protettivo della pelle che regola l’idratazione e impedisce l’ingresso di agenti patogeni come funghi e batteri.
  • Zoonosi: malattia infettiva trasmissibile dagli animali all’uomo. La tigna è una zoonosi che colpisce soprattutto bambini, anziani e persone immunodepresse.
  • Portatore asintomatico: soggetto che ospita il fungo sul pelo senza mostrare lesioni visibili, ma che è in grado di trasmettere l’infezione ad altri animali e all’uomo.
  • Lampada di Wood: strumento diagnostico che emette luce ultravioletta a 365 nm. In presenza di Microsporum canis, il pelo infetto emette una fluorescenza verde-mela caratteristica.
  • Coltura fungina (DTM): esame diagnostico gold standard per la dermatofitosi. Un campione di pelo viene inoculato su un terreno di coltura che cambia colore in presenza di dermatofiti.
  • Cherione: lesione nodulare in rilievo, infiammata e spesso essudante, causata da una reazione infiammatoria intensa del tessuto cutaneo all’infezione fungina.
  • Grooming: comportamento naturale di autopulizia del gatto tramite leccamento del pelo. Contribuisce alla rimozione meccanica delle spore dalla superficie cutanea.
Iscritta all’Ordine dei Medici Veterinari, RM N. 2453

📚 Fonti e approfondimenti: Merck Manual, SCIVAC, Vet Cornell
✍️ Scritto da: Redazione DoctorVet
✅ Revisionato da: Dottoressa Sara Ghizzardi
📅 Ultima revisione: 19-05-2026

Hai trovato delle inesattezze?

Se nell'articolo hai trovato inesattezze o imprecisioni segnalalo compilando questo form. Il nostro obiettivo è la correttezza delle informazioni. Contribuisci anche tu a creare un sito migliore. Il nostro team di veterinari valuterà la tua segnalazione. Scopri il nostro processo editoriale.

Ti è piaciuto l'articolo?

Un progetto no-profit, interamente autofinanziato che offre informazioni chiare, affidabili e verificate da veterinari e un libretto veterinario online a disposizione di tutti.

Per continuare a garantire questi servizi abbiamo bisogno del tuo aiuto. Dona adesso e con il tuo sostegno, possiamo mantenere attivo questo servizio gratuito e contribuire a un progetto divulgativo di alto profilo. Aiutaci a proseguire il nostro impegno per la salute e il benessere di tutti gli animali a vantaggio di tutti noi.

Related Posts

Cartella Clinica