Le zecche proliferano in ambienti umidi e ricchi di vegetazione come boschi, prati alti e giardini trascurati. Le due specie più rilevanti in Italia sono Ixodes ricinus (zecca dei boschi) e Rhipicephalus sanguineus (zecca del cane). L’assenza di profilassi antiparassitaria e il contatto con aree infestate sono i principali fattori di rischio. I cambiamenti climatici hanno esteso il periodo di attività delle zecche, oggi presenti anche ad altitudini superiori ai 1.000 metri.
Il morso di zecca nel cane provoca inizialmente gonfiore localizzato, eritema e prurito nel punto di attacco. Le malattie trasmesse dalle zecche causano sintomi sistemici che compaiono entro 7-21 giorni: febbre superiore a 39,5 °C, letargia, perdita di appetito, zoppia improvvisa e, nei casi di babesiosi, mucose pallide o giallastre per l’anemia emolitica. Ogni sintomo post-morso richiede una valutazione veterinaria immediata.
La rimozione della zecca va effettuata con una pinzetta a punte sottili o un estrattore specifico, afferrando il parassita il più vicino possibile alla cute e tirando con un movimento lento e costante, senza torcere né schiacciare. Dopo la rimozione, disinfettare la zona con clorexidina. Le infezioni batteriche come borreliosi ed ehrlichiosi si trattano con doxiciclina; la babesiosi richiede imidocarb dipropionato. Il trattamento è tanto più efficace quanto più precoce è la diagnosi.
La prevenzione si basa sull’uso regolare di antiparassitari: collari a rilascio prolungato, spot-on (pipette), compresse orali a base di isoxazoline o spray repellenti. Ispezionare il cane dopo ogni passeggiata in aree a rischio, controllando orecchie, collo, spazi interdigitali, inguine e addome. Mantenere il giardino con erba bassa e vegetazione potata. Durante la stagione calda (marzo-ottobre), intensificare la frequenza dei trattamenti secondo le indicazioni del veterinario.
Consigli e prevenzione
- Applica l’antiparassitario con regolarità tutto l’anno, non solo nei mesi caldi: le zecche possono essere attive anche in inverno con temperature miti
- Ispeziona il cane dopo ogni uscita passando le dita contropelo su orecchie, collo, zampe, inguine e addome
- Usa una pinzetta specifica per zecche e tienila sempre nel kit di passeggiata: la rimozione entro 24-48 ore riduce drasticamente il rischio di trasmissione di malattie
- Tieni il giardino pulito con erba bassa, siepi potate e senza accumuli di fogliame dove le zecche possono annidarsi
- Registra ogni trattamento antiparassitario nel libretto veterinario per rispettare le scadenze dei richiami
- Non usare mai olio, alcol, fiammiferi o vaselina sulla zecca attaccata: questi metodi aumentano il rischio che il parassita rigurgiti agenti patogeni nella cute
Le zecche trasmettono malattie anche 24-48 ore dopo il morso.
Registra ogni ritrovamento, ogni rimozione e ogni trattamento antiparassitario nel libretto – il veterinario avrà tutto il quadro clinico in un clic.
Come riconoscere la zecca nel cane
Individuare una zecca sul corpo del cane richiede un’ispezione attenta e sistematica, soprattutto nei cani a pelo lungo o folto dove il parassita può restare nascosto per giorni. La rapidità nel ritrovamento è direttamente legata alla riduzione del rischio di trasmissione di malattie: prima si individua e si rimuove la zecca, minore è la probabilità che abbia inoculato agenti patogeni.

Aspetto della zecca nei diversi stadi di sviluppo
Le zecche non sono insetti ma aracnidi (classe Arachnida), parenti stretti di ragni e acari. Il corpo è ovale, appiattito e privo di segmentazione visibile, con quattro paia di zampe nello stadio adulto e tre paia nello stadio larvale. Le dimensioni variano enormemente a seconda della specie, dello stadio di sviluppo e del grado di nutrizione.
Una zecca a digiuno misura appena 1-3 mm ed è facilmente confondibile con un piccolo neo, una crosta o un frammento di sporco nel pelo. Il colore varia dal marrone chiaro al grigio-brunastro. Rhipicephalus sanguineus ha una colorazione brunastra uniforme, mentre Ixodes ricinus presenta uno scudo dorsale più scuro (marrone-nerastro) e un corpo chiaro.
Dopo il pasto di sangue, la femmina adulta si ingrossa fino a raggiungere 1-1,5 cm di diametro, assumendo un aspetto tondeggiante e una colorazione grigio-bluastra o verdastra. A questo stadio è facilmente visibile e palpabile al tatto, anche nel pelo folto. Il maschio, che necessita di pasti più brevi, resta di dimensioni ridotte e viene individuato con meno frequenza.
Le ninfe rappresentano lo stadio più insidioso: misurano appena 1-2 mm e sono difficilissime da individuare visivamente. Possono comunque trasmettere malattie con la stessa efficacia degli adulti, il che rende l’ispezione tattile (passare le dita contropelo) altrettanto importante di quella visiva.

Zone del corpo più colpite
Le zecche non si attaccano in modo casuale. Cercano attivamente aree dove la cute è più sottile, meno pelosa e ben vascolarizzata, condizioni che facilitano sia l’ancoraggio del rostro sia l’accesso al flusso sanguigno. Le zone da controllare con priorità dopo ogni passeggiata sono:
- Orecchie: sia la superficie interna del padiglione auricolare sia la zona posteriore, dietro l’attaccatura. È la sede più frequente di infestazione, soprattutto per Rhipicephalus sanguineus
- Collo e gola: l’area sotto il collare e la regione giugulare, dove la pelle forma pieghe naturali che offrono riparo al parassita
- Spazi interdigitali: tra le dita delle zampe, zona calda e umida dove le zecche si insediano facilmente, soprattutto dopo passeggiate nell’erba alta. Un cane che zoppica o si lecca insistentemente le zampe potrebbe avere una zecca in questa sede
- Inguine e addome: la cute sottile e glabra della zona inguinale e del ventre è particolarmente esposta. Da controllare sollevando delicatamente le zampe posteriori
- Zona perianale e base della coda: area spesso trascurata durante le ispezioni, ma frequentemente parassitata
- Ascelle: il cavo ascellare, protetto e caldo, è una sede ideale per l’attacco
- Palpebre e contorno occhi: le zecche possono attaccarsi sulla rima palpebrale o alla base delle ciglia, richiedendo particolare delicatezza nella rimozione
L’ispezione andrebbe eseguita dopo ogni uscita in aree a rischio, passando sistematicamente le dita contropelo dalla testa alla coda. Nei cani a pelo lungo, l’uso di un pettine a denti fini può aiutare a intercettare anche le larve e le ninfe di dimensioni ridotte. Per i cani particolarmente esposti, razze da caccia, cani che vivono in campagna o che frequentano aree boschive, l’ispezione dovrebbe diventare una routine quotidiana, parte integrante della cura dell’animale al pari della gestione dello stato di salute generale.
Le zecche, nel cane, si presentano generalmente come piccole, di colore marrone o grigio, ma si ingrossano notevolmente durante il pasto di sangue. Una volta attaccate alla pelle dell’animale, possono rimanere in questa posizione per giorni. La loro forma e dimensione possono variare a seconda della specie e dello stadio di sviluppo, ma di solito sono facilmente riconoscibili grazie alla loro struttura a “scudo” sul dorso. È importante ispezionare regolarmente il pelo e la pelle del cane, soprattutto se ha accesso a zone ad alto rischio, come parchi e aree boschive, per prevenire eventuali complicazioni.

Come togliere la zecca al cane
La rimozione corretta della zecca è un passaggio critico: una manovra eseguita male può lasciare il rostro infisso nella cute, aumentare il rischio di infezione o, peggio ancora, provocare il rigurgito del contenuto intestinale del parassita nella ferita, favorendo la trasmissione di patogeni. La procedura richiede calma, gli strumenti giusti e pochi gesti precisi.
Rimozione corretta con pinzetta: passo per passo
Prima di iniziare, è utile preparare tutto il necessario: una pinzetta a punte sottili e curve (o un estrattore specifico per zecche, detto anche “tick twister”), garze sterili, disinfettante a base di clorexidina (evitare acqua ossigenata e alcol puro sul sito del morso durante la rimozione) e guanti monouso. Indossare i guanti è importante perché alcune malattie trasmesse dalle zecche, come la rickettsiosi, possono essere contratte anche attraverso il contatto con i fluidi del parassita su microlesioni cutanee delle mani.

La procedura segue questi passaggi:
- Separare il pelo attorno alla zecca per avere una visuale chiara del punto di attacco. Se necessario, inumidire leggermente il pelo per tenerlo spostato
- Afferrare la zecca il più vicino possibile alla cute del cane, alla base del rostro, senza mai prendere il corpo del parassita. La presa deve essere salda ma delicata
- Tirare con un movimento lento, costante e perpendicolare alla pelle, senza strappare, torcere o ruotare. Se si utilizza un tick twister, il movimento corretto è una leggera rotazione durante la trazione, come indicato dallo strumento specifico
- Verificare che la zecca sia stata rimossa intera, controllando che il rostro (la parte boccale, spesso scambiata per la “testa”) sia stato estratto. Una zecca integra mostra le zampe che si muovono
- Disinfettare la zona del morso con clorexidina e applicare una garza se necessario
- Eliminare la zecca chiudendola in un pezzo di nastro adesivo o immergendola in alcol. Non schiacciarla con le dita nude e non gettarla nel lavandino, le zecche possono sopravvivere nell’acqua
Dopo la rimozione, annotare la data e la zona corporea del ritrovamento nel libretto veterinario: questa informazione sarà preziosa per il veterinario se nelle settimane successive dovessero comparire sintomi riconducibili a malattie trasmesse da vettore.
Errori da evitare nella rimozione
Esistono numerosi metodi popolari per la rimozione delle zecche che non solo sono inefficaci, ma attivamente pericolosi. Applicare olio, vaselina, alcol, smalto per unghie o calore (fiammiferi, sigarette) sulla zecca attaccata è un errore grave. Queste sostanze irritano il parassita e lo inducono a rigurgitare il contenuto del proprio apparato digerente nella ferita, aumentando significativamente il rischio di trasmissione di Borrelia, Ehrlichia, Babesia e altri patogeni.
Altri errori comuni da evitare:
- Schiacciare il corpo della zecca durante la presa: questo provoca lo stesso effetto di rigurgito descritto sopra
- Torcere o ruotare bruscamente: può causare la rottura del rostro, che resta infisso nella cute
- Tirare con uno strappo rapido: aumenta la probabilità di rimozione incompleta
- Tentare la rimozione con le dita nude: oltre al rischio infettivo, la presa non è sufficientemente precisa per evitare la compressione del corpo della zecca
- Attendere che la zecca si stacchi da sola: ogni ora di permanenza aumenta il rischio di trasmissione di malattie. La rimozione deve essere immediata
Cosa fare se resta la testa sotto la pelle
Se durante la rimozione il corpo della zecca si stacca ma il rostro (impropriamente chiamato “testa”) resta infisso nella cute, la situazione richiede attenzione ma non panico. Il rostro, da solo, non può più trasmettere agenti patogeni perché non è collegato alle ghiandole salivari del parassita.
Il frammento residuo provoca in genere una reazione infiammatoria localizzata: un piccolo nodulo arrossato, simile a un corpo estraneo sotto pelle. Nella maggior parte dei casi, l’organismo del cane espelle spontaneamente il frammento nell’arco di alcuni giorni, accompagnato da una lieve suppurazione. (creazione e fuoriuscita di pus)
Nel frattempo, è importante:
- Disinfettare la zona con clorexidina due volte al giorno
- Non tentare di scavare nella cute con aghi, lame o pinzette improvvisate, si rischia di causare un’infezione secondaria o un trauma più esteso
- Monitorare l’area per 5-7 giorni: se il gonfiore aumenta, compare pus abbondante, calore localizzato o il cane mostra dolore al tatto, è necessaria una visita veterinaria
In caso di localizzazione delicata come palpebra, condotto auricolare, spazi interdigitali – o se il proprietario non si sente sicuro della rimozione, è sempre preferibile rivolgersi al veterinario per una visita a domicilio o in ambulatorio piuttosto che rischiare una rimozione scorretta.

Ciclo vitale della zecca
Il ciclo biologico della zecca attraversa quattro stadi: uovo, larva, ninfa e adulto. Dopo la schiusa, ogni stadio successivo richiede un pasto di sangue per progredire alla fase seguente. Le femmine adulte, dopo l’accoppiamento e un pasto di sangue che può durare fino a 7-10 giorni, si staccano dall’ospite e depongono a terra fino a 3.000-5.000 uova, per poi morire. Le uova si schiudono in larve esapodi (a sei zampe) che cercano un primo ospite, si nutrono e mutano in ninfe, le quali a loro volta cercano un secondo ospite prima di trasformarsi in adulti.
Il ciclo completo può durare da pochi mesi a oltre due anni, a seconda delle condizioni ambientali e della disponibilità di ospiti. Rhipicephalus sanguineus può completare l’intero ciclo in ambiente domestico, rendendo possibili infestazioni anche all’interno di casa, in crepe nei muri, sotto battiscopa e nelle cucce. Ixodes ricinus, invece, compie il ciclo su ospiti diversi (piccoli roditori per larve e ninfe, mammiferi più grandi per gli adulti) e vive esclusivamente in ambienti esterni.
- Uovo: Il ciclo inizia con le uova deposte dalla femmina adulta, che possono essere rilasciate in ambienti come fogliame, cespugli o terreno. Una singola femmina può deporre centinaia di uova, da cui si schiuderanno le larve. Queste uova generalmente si sviluppano in un periodo di diverse settimane, a seconda della temperatura e dell’umidità dell’ambiente circostante.
- Larva: Una volta schiuse, le larve (chiamate anche “sciambe”) sono molto piccole e hanno sei zampe. In questa fase, le larve devono nutrirsi di sangue per poter crescere e passare allo stadio successivo. Si attaccano agli ospiti, come mammiferi, uccelli o altri animali, per nutrirsi. Dopo aver succhiato abbastanza sangue, la larva si stacca e si evolve in ninfa.
- Ninfa: La ninfa è più grande della larva e ha già otto zampe. Anche in questo stadio, la zecca deve nutrirsi di sangue per potersi sviluppare ulteriormente. Una volta che la ninfa ha mangiato a sufficienza, si stacca dall’ospite e si prepara a diventare adulta. La durata di questa fase può variare da alcune settimane a diversi mesi, a seconda della disponibilità di cibo e delle condizioni ambientali.
- Adulto: L’ultimo stadio del ciclo vitale è quello adulto, che può essere maschio o femmina. Gli adulti cercano un altro pasto di sangue per riprodursi. Una volta che la femmina adulta si è nutrita, è in grado di deporre le uova e riprendere il ciclo. Gli adulti possono rimanere attaccati all’ospite per diversi giorni, fino a quando non sono completamente sazi, e poi si staccano per trovare un luogo sicuro dove deporre le uova. Durante il ciclo vitale, le zecche possono vivere da pochi mesi a un anno, a seconda delle condizioni ambientali e delle risorse disponibili.
Cause delle zecche
Le zecche nei cani non compaiono per caso. L’infestazione è il risultato di una combinazione di fattori ambientali, stagionali e legati alla gestione antiparassitaria dell’animale. Comprendere le cause dell’esposizione è il primo passo per impostare una prevenzione efficace e ridurre concretamente il rischio di malattie trasmesse da vettore.
Ambiente e habitat favorevoli
Le zecche sono aracnidi appartenenti all’ordine degli Ixodida. In Italia, le due specie più rilevanti per il cane sono Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane, detta anche zecca bruna) e Ixodes ricinus (la zecca dei boschi). Le due specie hanno preferenze ambientali diverse: Rhipicephalus sanguineus predilige ambienti a clima caldo e asciutto, inclusi canili, giardini e crepe nei muri dove può completare l’intero ciclo vitale anche in ambienti domestici. Ixodes ricinus, al contrario, prolifera in ambienti freschi e umidi come boschi, prati ad erba alta, aree con vegetazione arbustiva densa e margini dei sentieri.
Le zecche non saltano e non volano: si posizionano sulle estremità delle piante erbacee o dei cespugli e attendono il passaggio di un ospite al quale aggrapparsi, un comportamento noto come “questing”. Percepiscono la presenza dell’animale grazie all’anidride carbonica emessa con la respirazione e al calore corporeo. Questa è la ragione per cui i cani che frequentano aree boschive, parchi urbani con vegetazione incolta, pascoli o giardini trascurati sono particolarmente esposti. Anche le razze da caccia o i cani che vivono in ambienti rurali presentano un rischio maggiore rispetto ai cani esclusivamente urbani.
Stagionalità e cambiamenti climatici
L’attività delle zecche è strettamente legata a temperatura e umidità. Il periodo di massima attività in Italia va da marzo a ottobre, con picchi in primavera (aprile-giugno) e un secondo picco in autunno (settembre-ottobre). Tuttavia, i cambiamenti climatici hanno modificato significativamente questo schema: inverni più miti e temperature medie in aumento hanno esteso il periodo di attività delle zecche, che oggi vengono ritrovate attive anche in pieno inverno nelle regioni a clima temperato. Negli ultimi anni, le zecche sono state segnalate ad altitudini superiori ai 1.200 metri, in zone montane dove un tempo erano assenti.
Questo significa che la protezione antiparassitaria stagionale, limitata ai soli mesi estivi, non è più sufficiente. Il veterinario può consigliare un piano di prevenzione antiparassitaria attivo tutto l’anno, calibrato sulla zona geografica e sullo stile di vita del cane.
Mancata profilassi antiparassitaria
Il fattore di rischio più diretto e prevenibile è l’assenza o l’irregolarità del trattamento antiparassitario. Un cane non protetto da collari, spot-on (pipette) o compresse orali a base di isoxazoline è completamente esposto all’attacco delle zecche durante qualsiasi uscita all’aperto. Anche un trattamento scaduto o applicato in modo scorretto, ad esempio un collare troppo lento o uno spot-on applicato su pelo bagnato, riduce drasticamente l’efficacia protettiva.
Un errore comune è pensare che le pulci e le zecche richiedano lo stesso tipo di prevenzione. Sebbene molti antiparassitari ad ampio spettro coprano entrambi i parassiti, non tutti i prodotti hanno la stessa efficacia su entrambi. È fondamentale verificare con il veterinario che il prodotto scelto sia specificamente efficace anche contro le zecche, in particolare contro Rhipicephalus sanguineus e Ixodes ricinus. Registrare ogni applicazione nel libretto veterinario aiuta a non saltare le scadenze e a mantenere la protezione costante.
Malattie provocate dalle zecche
Le zecche non sono solo un fastidio per gli animali e gli esseri umani, ma sono anche responsabili della trasmissione di diverse malattie gravi. Questi parassiti agiscono come vettori di batteri, virus e protozoi che possono provocare infezioni serie.
Le malattie trasmesse dalle zecche variano a seconda della specie e della zona geografica, ma alcune sono particolarmente comuni e pericolose per la salute di cani, gatti e persone. La prevenzione delle malattie trasmesse dalle zecche serve per proteggere la salute di animali e persone, e può essere effettuata con l’uso regolare di antiparassitari, ispezioni frequenti e controlli veterinari. Acune delle principali malattie provocate dalle zecche sono:
- Borreliosi (Malattia di Lyme): Causata dal batterio Borrelia, la borreliosi è una delle malattie più comuni trasmesse dalle zecche. Provoca febbre, letargia, zoppia e, nei casi più gravi, danni al sistema nervoso, alle articolazioni e al cuore.
- Babesiosi: Una malattia causata da protozoi del genere Babesia, che infettano i globuli rossi. Può causare febbre, anemia, debolezza e ittero. In casi gravi, può essere fatale.
- Ehrlichiosi: Causata dal batterio Ehrlichia, che infetta i globuli bianchi. I sintomi includono febbre, letargia, perdita di appetito e, in caso di infezioni severe, danni agli organi interni.
- Anaplasmosi: Trasmissione di batteri del genere Anaplasma, che infettano le cellule del sangue, causando febbre, dolori articolari e letargia. Se non trattata, può portare a complicazioni severe.
- Rickettsiosi: Causata dal batterio Rickettsia, questa malattia provoca febbre alta, eruzioni cutanee e sintomi influenzali. Sebbene meno comune, è comunque un rischio per la salute.
Sintomi delle zecche nel cane
I sintomi legati alle zecche nel cane si distinguono in due categorie: la reazione locale nel punto del morso, visibile e immediata, e i sintomi sistemici causati dalle malattie trasmesse dal parassita, che possono comparire a distanza di giorni o settimane. Riconoscere entrambi è fondamentale per intervenire prima che l’infezione progredisca.
Sintomi locali della puntura di zecca
La puntura di zecca nel cane è inizialmente indolore perché la saliva del parassita contiene sostanze anestetiche e anticoagulanti che impediscono all’ospite di avvertire l’attacco. Per questo motivo, la zecca viene spesso scoperta solo durante l’ispezione del pelo o quando è già ingrossata dal pasto di sangue.
Nel punto di attacco, una volta rimossa la zecca, è normale osservare un lieve gonfiore (edema localizzato), eritema (arrossamento cutaneo) e un piccolo nodulo sottocutaneo che può persistere per alcuni giorni. Questi segni rappresentano una reazione infiammatoria fisiologica e in genere si risolvono spontaneamente entro 48-72 ore. Il gonfiore della zecca nel cane diventa invece preoccupante quando supera i 2 cm di diametro, persiste oltre 3 giorni, produce secrezione purulenta o è accompagnato da calore localizzato, tutti segnali di una possibile infezione secondaria che richiede valutazione veterinaria.
In rari casi, la saliva della zecca può provocare una reazione allergica locale più intensa, con eritema diffuso, prurito marcato e formazione di un granuloma (nodulo duro e persistente) nel sito del morso, soprattutto se il rostro è rimasto parzialmente infisso nella cute dopo una rimozione scorretta.
Sintomi sistemici delle malattie trasmesse dalle zecche
I sintomi più gravi non dipendono dal morso in sé, ma dai patogeni che la zecca può inoculare durante il pasto di sangue: batteri (Borrelia burgdorferi, Ehrlichia canis, Anaplasma phagocytophilum), protozoi (Babesia canis) e, più raramente, virus. La trasmissione avviene in genere dopo che la zecca è rimasta attaccata per almeno 24-48 ore, il che rende la rimozione tempestiva uno strumento di prevenzione concreto.
I sintomi sistemici compaiono tipicamente tra 7 e 21 giorni dopo il morso e includono:
- Febbre superiore a 39,5 °C, spesso intermittente e accompagnata da abbattimento generale
- Letargia e inappetenza: il cane appare svogliato, rifiuta il cibo e tende a dormire più del solito
- Zoppia improvvisa o rigidità articolare, tipica della borreliosi (malattia di Lyme), che può colpire una o più articolazioni in modo migrante
- Mucose pallide o giallastre (ittero), segno di anemia emolitica caratteristica della babesiosi, in cui i globuli rossi vengono distrutti dal protozoo Babesia canis
- Epistassi (sanguinamento dal naso), petecchie cutanee o sanguinamento gengivale, tipici dell’ehrlichiosi in fase acuta, causati da trombocitopenia (riduzione delle piastrine)
- Perdita di peso progressiva e linfonodi ingrossati (linfoadenopatia), che possono indicare una forma cronica di ehrlichiosi o leishmaniosi concomitante
Questi sintomi sono aspecifici – possono essere confusi con molte altre patologie. Per questo, è essenziale segnalare sempre al veterinario il ritrovamento di zecche nelle settimane precedenti la comparsa dei sintomi: l’informazione è spesso decisiva per orientare la diagnosi nella direzione corretta.
La zecca passa dal cane all’uomo? Rischi zoonotici
Le zecche non si trasmettono direttamente dal cane all’uomo tramite contatto fisico. Tuttavia, un cane infestato può trasportare nell’ambiente domestico zecche che, una volta staccatesi dall’animale o al termine del pasto di sangue, possono attaccarsi alle persone. Ixodes ricinus parassita indifferentemente mammiferi di ogni taglia, uomo incluso. Anche Rhipicephalus sanguineus, tradizionalmente considerata meno aggressiva verso l’uomo, può pungere le persone in caso di infestazione ambientale massiccia.
Le malattie trasmesse dalla zecca al cane possono colpire anche l’uomo: la borreliosi di Lyme, la rickettsiosi (febbre bottonosa del Mediterraneo, particolarmente diffusa in Italia) e l’encefalite da zecca (TBE) sono tutte zoonosi veicolate da Ixodidi. La prevenzione antiparassitaria del cane è quindi una misura di protezione per l’intera famiglia, non solo per l’animale. Dopo ogni passeggiata in aree a rischio, è consigliabile ispezionare sia il cane sia le proprie gambe, caviglie e aree cutanee scoperte.
Tabella differenziale 1: morso di zecca vs puntura di pulce
| Morso di zecca | Puntura di pulce | |
|---|---|---|
| Parassita visibile | Sì – resta attaccato alla cute per giorni | Difficilmente – salta via dopo il pasto |
| Aspetto della lesione | Nodulo singolo con eritema circostante | Papule multiple ravvicinate, spesso in serie |
| Zona tipica | Orecchie, collo, inguine, spazi interdigitali | Addome, dorso lombare, base della coda |
| Prurito | Lieve o assente nel punto del morso | Intenso e persistente |
| Rischio principale | Trasmissione di borreliosi, babesiosi, ehrlichiosi | Dermatite allergica (DAP), tenia |
Tabella differenziale 2: borreliosi vs ehrlichiosi nel cane
| Borreliosi (malattia di Lyme) | Ehrlichiosi | |
|---|---|---|
| Agente patogeno | Borrelia burgdorferi (batterio spirocheta) | Ehrlichia canis (batterio intracellulare) |
| Vettore principale | Ixodes ricinus | Rhipicephalus sanguineus |
| Tempo di incubazione | 2-5 mesi | 1-3 settimane |
| Sintomo guida | Zoppia migrante, rigidità articolare | Epistassi, petecchie, sanguinamento gengivale |
| Febbre | Intermittente, moderata | Alta, persistente in fase acuta |
| Esame diagnostico | Test sierologico per anticorpi anti-Borrelia | Test SNAP 4Dx o sierologia per Ehrlichia |
| Trattamento | Doxiciclina (28 giorni) | Doxiciclina (28 giorni) |
Quando andare dal veterinario
Alcuni segnali richiedono una visita veterinaria
- Se il gonfiore nel punto del morso supera i 2 cm di diametro o non si riduce entro 48 ore dalla rimozione
- Se compare febbre superiore a 39,5 °C nei giorni successivi al morso
- Se il cane mostra zoppia, rigidità articolare o letargia entro 7-21 giorni dalla puntura di zecca
- Se le mucose (gengive, congiuntive) appaiono pallide o giallastre – segno possibile di anemia emolitica da babesiosi
- Se il cane ha perso appetito da più di 24 ore dopo il ritrovamento di una o più zecche
- Se trovi più di 3-4 zecche contemporaneamente o se l’infestazione si ripete nonostante l’antiparassitario
- Se la testa della zecca resta sotto la pelle dopo la rimozione e la zona si infiamma
Infezione da zecca
Un’infezione da zecca avviene quando il parassita si attacca alla pelle di un animale o di una persona e, durante il pasto di sangue, trasmette patogeni come batteri, virus o protozoi. Le malattie più comuni causate dalle zecche includono la borreliosi (malattia di Lyme), la babesiosi, l’ehrlichiosi e la rickettsiosi. Queste malattie provocano sintomi come febbre, dolori articolari, stanchezza e, nei casi più gravi, danni agli organi vitali.
I segni di un’infezione da zecca possono variare: negli animali si notano spesso zoppia, letargia e gonfiore delle articolazioni, mentre negli esseri umani si manifestano febbre, mal di testa e dolori muscolari. Il trattamento precoce con antibiotici o antiparassitari è fondamentale per prevenire complicazioni gravi. Per evitare le infezioni, è essenziale adottare misure preventive, come l’uso di antiparassitari e controlli regolari.
Gonfiore da zecca
Il gonfiore causato da una zecca si verifica generalmente intorno al punto in cui il parassita si attacca alla pelle dell’animale o della persona. Quando la zecca si nutre del sangue, può provocare una reazione infiammatoria, che porta a un aumento del volume dell’area circostante il morso. Il gonfiore può essere accompagnato da arrossamento, prurito e sensibilità. Se l’infezione da zecca è in corso, il gonfiore può estendersi e causare dolore, specialmente se la zecca trasmette patogeni che infettano i tessuti o le articolazioni.
In alcuni casi, il gonfiore può anche essere un segno di una reazione allergica al morso della zecca. Sebbene il gonfiore di solito diminuisca una volta che la zecca viene rimossa, se i sintomi persistono o peggiorano, è importante consultare un veterinario o un medico per escludere eventuali infezioni o complicazioni più gravi.
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Diagnosi, cura, trattamento e prevenzione delle infezioni da zecche
La diagnosi delle malattie trasmesse dalle zecche nel cane non può basarsi solo sull’osservazione clinica, perché i sintomi, febbre, letargia, inappetenza, zoppia, sono comuni a molte altre patologie. L’anamnesi è il primo elemento discriminante: sapere che il cane è stato esposto a zecche nelle settimane precedenti la comparsa dei sintomi orienta immediatamente il sospetto diagnostico. Per questo, registrare ogni ritrovamento di zecche con data e zona corporea nel libretto veterinario rappresenta un’informazione clinica concreta, non un semplice promemoria.
Il veterinario dispone di diversi strumenti diagnostici per confermare o escludere le principali tick-borne diseases (malattie trasmesse da zecche). Il test rapido più diffuso in ambulatorio è il SNAP 4Dx Plus (o equivalenti), un test sierologico combinato che rileva anticorpi contro Ehrlichia canis, Ehrlichia ewingii, Anaplasma phagocytophilum, Anaplasma platys, Borrelia burgdorferi e l’antigene della filaria (Dirofilaria immitis) con un singolo prelievo di sangue. Il risultato è disponibile in circa 8-10 minuti. Tuttavia, un test negativo nelle prime 2-3 settimane dal contagio non esclude l’infezione: la sieroconversione (produzione di anticorpi rilevabili) richiede tempo, e il test andrebbe ripetuto a distanza di 3-4 settimane in caso di forte sospetto clinico.
Per la babesiosi, la diagnosi si basa sull’osservazione diretta del protozoo Babesia canis nello striscio ematico (esame microscopico del sangue periferico), integrata da un emocromo completo che evidenzia tipicamente anemia emolitica rigenerativa e trombocitopenia. Test PCR (reazione a catena della polimerasi) su sangue possono essere richiesti per identificare la specie esatta di Babesia coinvolta, dato che B. canis e B. gibsoni richiedono approcci terapeutici differenti.
Le analisi del sangue di base (emocromo e profilo biochimico) forniscono indicazioni importanti sullo stato generale: la trombocitopenia (piastrine basse) è un reperto frequente in ehrlichiosi e anaplasmosi; l’aumento delle proteine totali con iperglobulinemia suggerisce una stimolazione cronica del sistema immunitario; alterazioni degli enzimi epatici o renali possono indicare un coinvolgimento d’organo nelle forme avanzate.
Trattamenti farmacologici
Il trattamento varia in base al patogeno identificato. Per le infezioni batteriche , borreliosi, ehrlichiosi e anaplasmosi, il farmaco di prima scelta è la doxiciclina, un antibiotico della classe delle tetracicline, somministrato per via orale alla dose di 5-10 mg/kg ogni 12-24 ore per un ciclo di 28 giorni. La durata del trattamento è importante: cicli più brevi possono non eliminare completamente l’infezione, favorendo recidive o il passaggio a forme croniche. Gli effetti collaterali più comuni della doxiciclina nel cane includono nausea e vomito, gestibili somministrando il farmaco a stomaco pieno.
La babesiosi richiede un approccio diverso. Il trattamento specifico si basa sull’imidocarb dipropionato, somministrato per via intramuscolare o sottocutanea in una o due dosi a distanza di 14 giorni. Nei casi gravi con anemia emolitica severa (ematocrito inferiore al 15-20%), può essere necessaria una trasfusione di sangue prima di iniziare la terapia antiparassitaria. La fluidoterapia endovenosa è indicata per sostenere la funzione renale e contrastare la disidratazione.
In tutti i casi, la terapia di supporto può includere antinfiammatori per il controllo della febbre e del dolore articolare, gastroprotettori per prevenire gli effetti collaterali dei farmaci e integratori per sostenere la funzione epatica. Il monitoraggio post-trattamento con esami del sangue a 30 e 60 giorni è essenziale per verificare la risposta terapeutica e individuare eventuali recidive.
Prognosi
La prognosi delle malattie trasmesse dalle zecche dipende in larga misura dalla precocità della diagnosi. La borreliosi diagnosticata e trattata in fase precoce ha una prognosi eccellente, con risoluzione completa dei sintomi nella grande maggioranza dei casi. L’ehrlichiosi in fase acuta risponde bene alla doxiciclina, ma se non trattata può evolvere in una forma cronica con aplasia midollare (il midollo osseo smette di produrre cellule del sangue in quantità adeguata), condizione grave e potenzialmente fatale.
La babesiosi ha una prognosi variabile: le forme causate da Babesia canis rispondono generalmente bene all’imidocarb, mentre le infezioni da Babesia gibsoni tendono a cronicizzare e richiedono protocolli terapeutici più complessi. I cani che superano un episodio di babesiosi possono restare portatori asintomatici del protozoo, con il rischio di riattivazione in condizioni di immunodepressione o stress.
Cura e prevenzione
La prevenzione antiparassitaria è lo strumento più efficace contro le zecche nel cane: impedire l’attacco del parassita elimina alla radice il rischio di trasmissione di malattie. Il veterinario può prescrivere collari a rilascio prolungato (durata 6-8 mesi), spot-on (pipette da riapplicare ogni 3-4 settimane) oppure compresse orali a base di isoxazoline (afoxolaner, fluralaner, sarolaner), che agiscono per via sistemica uccidendo la zecca entro 12-24 ore dall’attacco, prima che possa trasmettere patogeni. Le compresse orali non sono influenzate da bagni o pioggia, a differenza dei trattamenti topici, e rappresentano oggi l’opzione più prescritta. Nessun prodotto garantisce una protezione totale: la prevenzione farmacologica va sempre integrata con l’ispezione manuale del cane dopo ogni uscita, passando le dita contropelo su orecchie, collo, inguine, spazi interdigitali e ascelle.
La protezione non può più limitarsi alla sola stagione calda. In molte zone d’Italia le zecche sono attive quasi tutto l’anno, e il calendario va concordato con il veterinario: da marzo a ottobre la copertura è obbligatoria senza eccezioni, mentre nei mesi invernali dipende dal clima locale e dallo stile di vita del cane. Per i cani che frequentano aree boschive o viaggiano, la protezione va mantenuta 12 mesi su 12. Registrare ogni applicazione con data e prodotto nel libretto veterinario permette di non saltare le scadenze.
In caso di infestazione ambientale, possibile con Rhipicephalus sanguineus, l’unica specie in Italia che completa il ciclo vitale in ambiente domestico, è necessario trattare anche la casa: lavare cucce e coperte a 60 °C, applicare acaricidi su fessure, battiscopa e aree di riposo del cane, e mantenere il giardino con erba sotto i 10 cm, siepi potate e senza accumuli di fogliame. Se l’infestazione persiste nonostante il trattamento del cane e dell’ambiente, è consigliabile richiedere una visita veterinaria a domicilio per una valutazione completa e un piano antiparassitario personalizzato.
Una zecca sul cane è un rischio per tutta la famiglia.
Tieni traccia di ogni ritrovamento, ogni sintomo sospetto e ogni visita di controllo. Se il veterinario ti chiede “quando ha avuto l’ultima zecca?”, avrai la risposta in un clic.
Se il cane ha le zecche, la cosa più importante è rimuoverle il prima possibile. Utilizza una pinzetta apposita per zecche per estrarle, evitando di schiacciare il corpo del parassita. Dopo la rimozione, disinfetta la zona e osserva il cane per eventuali segni di infezione. Se il cane mostra segni di malessere, come febbre o letargia, consulta il veterinario.
Le zecche sono parassiti di piccole o medie dimensioni, di forma ovale e di colore che varia dal marrone al grigio. Quando si attaccano al cane, possono diventare gonfie e cambiare colore, passando a una tonalità più chiara, man mano che si nutrono di sangue. Le aree più comuni in cui si trovano sono le orecchie, il collo, le zampe e l’inguine.
Le zecche tendono a attaccarsi a zone del corpo del cane dove la pelle è più morbida e protetta, come le orecchie, il collo, sotto le zampe, tra le dita e l’inguine. Possono anche trovarsi nell’addome e dietro le spalle, in aree dove il cane è esposto alla vegetazione.
Per rimuovere una zecca dal cane, usa una pinzetta apposita per zecche, afferrando il parassita il più vicino possibile alla pelle e tirando delicatamente, senza torcerla. Evita di schiacciare la zecca durante la rimozione. Dopo averla estratta, disinfetta l’area e monitora eventuali segni di infezione o irritazione.
Quando una zecca morde, si attacca alla pelle e inizia a nutrirsi di sangue, trasmettendo potenzialmente malattie. La sua saliva può causare irritazione locale e, se non rimossa tempestivamente, può portare a infezioni, gonfiore o, in alcuni casi, malattie trasmesse dalle zecche.
Le zecche possono trasmettere diverse malattie, tra cui la borreliosi (malattia di Lyme), la babesiosi, l’ehrlichiosi, l’anaplasmosi e la rickettsiosi. Queste malattie possono causare sintomi come febbre, letargia, dolori articolari, e, in casi gravi, danni agli organi vitali.
Non è possibile determinare se una zecca è infetta a occhio nudo. Le zecche infette possono trasmettere malattie solo se si attaccano e rimangono per un certo periodo di tempo. Se un cane o una persona sviluppa sintomi di malattia dopo una puntura di zecca, è importante consultare un medico o veterinario.
Se non rimuovi una zecca, essa continuerà a nutrirsi di sangue, aumentando il rischio di trasmissione di malattie. Inoltre, potrebbe rimanere attaccata alla pelle per giorni o settimane, causando infezioni o irritazioni locali, e potrebbe comportare complicazioni più gravi se non trattata.
Se rimuovi una zecca in modo scorretto, come torcendola o schiacciandola, potresti lasciare parte della testa sotto la pelle, il che può causare infezioni o infiammazioni. È importante rimuoverla con un movimento delicato e costante, usando una pinzetta apposita, per evitare che rimangano residui.
Le zecche non si trasmettono direttamente dal cane all’uomo. Tuttavia, un cane infestato può trasportare le zecche che poi si staccano e si attaccano alla pelle dell’uomo. Per evitare il rischio, è importante ispezionare il cane regolarmente e rimuovere le zecche tempestivamente.
Le zecche possono causare diversi problemi di salute nel cane, tra cui infezioni locali, infiammazioni e, più gravemente, malattie trasmesse dai parassiti, come la borreliosi o la babesiosi. Se non trattate, queste malattie possono provocare danni agli organi interni, zoppia, febbre, e in alcuni casi, possono risultare fatali.
Glossario
- Ectoparassita: parassita che vive e si nutre sulla superficie esterna del corpo dell’ospite, come zecche, pulci e acari.
- Ematofago: organismo che si nutre di sangue. Le zecche sono ematofagi obbligati in tutti gli stadi di sviluppo post-embrionale.
- Rostro: apparato boccale della zecca, dotato di uncini retrogradi che lo ancorano saldamente alla cute dell’ospite durante il pasto di sangue.
- Questing: comportamento tipico delle zecche in attesa di un ospite: si posizionano sulle estremità della vegetazione con le zampe anteriori estese, pronte ad aggrapparsi al passaggio di un animale.
- Eritema: arrossamento cutaneo causato da infiammazione locale, visibile nel punto del morso di zecca dopo la rimozione.
- Trombocitopenia: riduzione del numero di piastrine nel sangue, reperto frequente in ehrlichiosi e anaplasmosi, responsabile di sanguinamenti spontanei.
- Anemia emolitica: distruzione accelerata dei globuli rossi nel circolo sanguigno, tipica della babesiosi. Si manifesta con mucose pallide o giallastre.
- Sieroconversione: comparsa di anticorpi specifici nel sangue dopo un’infezione. I test sierologici per malattie da zecche possono risultare negativi nelle prime 2-3 settimane dal contagio, prima che la sieroconversione sia completa.
- Isoxazoline: classe di principi attivi antiparassitari ad uso orale (afoxolaner, fluralaner, sarolaner, lotilaner) che agiscono per via sistemica, uccidendo la zecca durante il pasto di sangue.
- Aracnidi: classe di artropodi a cui appartengono le zecche, insieme a ragni, acari e scorpioni. Si distinguono dagli insetti per la presenza di quattro paia di zampe nello stadio adulto.
- Zoonosi: malattia infettiva trasmissibile dagli animali all’uomo. Borreliosi, rickettsiosi ed encefalite da zecca sono zoonosi veicolate da Ixodidi.
📚 Fonti e approfondimenti: ISS, Merck Vet Manual, Merck Manual, Vet Cornell,
✍️ Scritto da: Redazione DoctorVet
✅ Revisionato da: Dottoressa Sara Ghizzardi
📅 Ultima revisione: 25-05-2026




