L’alopecia nel gatto non è mai una malattia autonoma, ma il segnale visibile di una causa sottostante. Le più frequenti sono le allergie alla saliva delle pulci (dermatite allergica da pulci, DAPP), ad alimenti proteici o ad allergeni ambientali come polline e acari domestici. Tra i parassiti, acari (Notoedres cati per la rogna notoedrica), pidocchi e zecche provocano irritazione cutanea intensa con conseguente perdita di pelo per grattamento. La dermatofitosi da Microsporum canis (tigna) causa chiazze glabre circolari con croste. L’alopecia psicogena compare invece in gatti con stress cronico, che sviluppano un leccamento compulsivo fino alla depilazione autonoma. Cause meno frequenti includono squilibri ormonali come ipotiroidismo e iperadrenocorticismo.
Il segnale principale è la comparsa di chiazze senza pelo localizzate o simmetriche, spesso accompagnate da prurito intenso, leccamento o grattamento compulsivo e arrossamento cutaneo (eritema). Il pelo nelle zone colpite può apparire spezzato alla base anziché caduto, indice di autotraumatismo da leccamento. Nelle forme allergiche compaiono papule e croste; nella tigna le chiazze sono circolari con bordo desquamato; nell’alopecia psicogena il pelo è assente nelle zone raggiungibili dalla lingua, tipicamente addome, fianchi e zampe posteriori. Nei casi gravi si osservano lesioni cutanee aperte con rischio di infezione batterica secondaria.
Il trattamento dipende dalla causa identificata dal veterinario. Per la DAPP (dermatite allergica da pulci) è indispensabile un antiparassitario specifico e la bonifica dell’ambiente domestico. Le allergie alimentari richiedono una dieta di eliminazione con proteina novella per 8-12 settimane. La tigna si tratta con antifungini orali (itraconazolo) o topici (shampoo a base di miconazolo e clorexidina) per 4-6 settimane. L’alopecia psicogena richiede un approccio comportamentale, arricchimento ambientale e, nei casi severi, terapia ansiolitica prescritta dal veterinario. Le cause ormonali necessitano di terapia sostitutiva o, per l’iperadrenocorticismo, di trilostano.
La prevenzione dell’alopecia felina si basa su tre pilastri: controllo antiparassitario mensile con prodotti spot-on o compresse (attivo tutto l’anno, non solo in estate), alimentazione bilanciata con adeguato apporto di acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6 per mantenere integra la barriera cutanea, e gestione dello stress con ambienti stimolanti, routine stabili e, se necessario, feromoni sintetici. Visite veterinarie regolari due volte l’anno permettono di identificare precocemente infestazioni o allergie prima che evolvano in alopecia conclamata.
Consigli e prevenzione
- Applica l’antiparassitario ogni mese, tutto l’anno: la dermatite allergica da pulci (DAPP) è la causa più comune di alopecia felina e si previene solo con una protezione continuativa, non stagionale.
- Controlla il pelo settimanalmente in controluce: cerca chiazze senza pelo superiori a 1 cm, zone con pelo spezzato alla base o aree arrossate, specialmente su addome, fianchi e base della coda.
- Non cambiare la dieta bruscamente: le allergie alimentari si sviluppano spesso dopo esposizione prolungata a una proteina. Introduci alimenti nuovi in modo graduale, in 7-10 giorni.
- Riduci i fattori di stress ambientale: traslochi, nuovi animali in casa, cambi di routine sono trigger documentati dell’alopecia psicogena. Usa feromoni sintetici (Feliway) nei periodi di cambiamento.
- Spazzola il pelo 2-3 volte a settimana: rimuove pelo morto, distribuisce il sebo naturale e ti permette di individuare precocemente lesioni cutanee, parassiti o zone di ipersensibilità.
- Garantisci un’idratazione adeguata: una fontanina d’acqua corrente aumenta il consumo idrico nei gatti, contribuendo alla salute della barriera cutanea.
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Zona colpita, frequenza del leccamento, data di comparsa della prima chiazza: sono le informazioni che il veterinario chiederà per prima cosa. Tienile sempre aggiornate nel libretto veterinario DoctorVet, gratuitamente.
Alopecia nel gatto e perdita di peli
A differenza di altri disturbi sintomatici come la clamidia, l’alopecia in realtà è semplicemente il sintomo di un malessere che ha le sue origini in altra patologia. Si riconosce facilmente perché comporta la perdita del pelo in alcune zone del corpo che ne rimangono parzialmente o completamente sprovviste.
Occorre fare molta attenzione, però, perché la perdita di pelo può essere l’anticamera di casi ben più gravi di una semplice alopecia da stress, come la tigna o l’avvelenamento del gatto. In questi casi è bene rivolgersi subito ad un veterinario che, attraverso analisi specifiche del pelo, è in grado di determinare con precisione la natura del disturbo.
Un aiuto importante, sotto questo punto di vista, può fornirlo la cartella clinica digitale (o libretto veterinario/sanitario) di DoctorVet: un’applicazione completamente gratuita che registra tutte le caratteristiche e la storia dei disturbi del tuo gatto in modo da avere sempre sotto controllo tutte le informazioni necessarie ad effettuare la diagnosi corretta.
Il veterinario, infatti, può consultare il libretto veterinario in qualsiasi momento scoprendo, senza perdere tempo, quali analisi sono già state fatte e quali risultati hanno prodotto in modo da agire tempestivamente con una terapia farmacologica adeguata.

Cause dell’alopecia e della perdita di pelo nel gatto
Per non creare allarmismi è bene precisarlo subito: la perdita di pelo nel gatto durante il cambio di stagione o in caso di condizioni climatiche particolarmente estreme, è normale. Questo fenomeno prende il nome di “muta del pelo” e non ha niente a che vedere con l’alopecia del gatto, che si verifica quando la perdita di pelo è eccessiva e forma delle chiazze circoscritte in alcune parti del corpo, come le orecchie o il dorso. Le principali cause dell’alopecia nel gatto sono:
- Allergie (alimentari, ambientali e alla saliva delle pulci): La dermatite allergica da pulci (DAPP) è la causa più frequente di alopecia nel gatto in Italia. Il meccanismo non è la puntura in sé, ma la reazione di ipersensibilità di tipo I alla saliva di Ctenocephalides felis: anche una singola puntura settimanale è sufficiente per scatenare un prurito intenso in un gatto sensibilizzato, con conseguente leccamento compulsivo e perdita di pelo nella zona lombare e alla base della coda. Per approfondire il ciclo biologico e il trattamento, consulta la nostra guida alle pulci del gatto.
Le allergie alimentari si sviluppano per esposizione prolungata a una proteina specifica, più spesso pollo, manzo o pesce. A differenza della DAPP, il prurito non è stagionale e colpisce prevalentemente testa, collo e orecchie. Le allergie ambientali (polline, acari della polvere, muffe) seguono invece un andamento stagionale o perenne e richiedono test intradermici o sierologici per la conferma diagnostica. - Parassiti (acari, rogna notoedrica, pidocchi): Gli acari sono ectoparassiti microscopici che scavano gallerie nello strato corneo della pelle provocando un prurito intensissimo. La rogna notoedrica, causata da Notoedres cati, colpisce prevalentemente orecchie, muso e collo con croste grigiastre e perdita di pelo rapida. È altamente contagiosa tra gatti e, in misura minore, trasmissibile all’uomo. Per un quadro completo delle diverse forme di rogna felina, consulta il nostro articolo sulla rogna nel gatto.
I pidocchi (Felicola subrostratus) sono meno comuni ma presenti soprattutto in gatti anziani, debilitati o con accesso all’esterno. Causano prurito moderato, pelo opaco e piccole aree di alopecia localizzata. Le zecche, oltre al danno diretto da suzione, possono trasmettere patogeni che aggravano il quadro cutaneo generale. - Infezioni fungine: la dermatofitosi (tigna): La dermatofitosi, comunemente chiamata tigna, è un’infezione fungina causata principalmente da Microsporum canis, che colonizza cheratina di pelo, pelle e unghie. Si manifesta con chiazze circolari glabre dal bordo desquamato e arrossato, localizzate tipicamente su testa, orecchie e zampe. È zoonotica, cioè trasmissibile all’uomo per contatto diretto, e altamente contagiosa tra animali della stessa casa.
La diagnosi si conferma con la lampada di Wood (fluorescenza verdastra per M. canis), coltura fungina o esame microscopico del pelo. Il trattamento richiede antifungini per 4-6 settimane minime. Per tutti i dettagli su contagio, diagnosi e terapia, consulta la guida completa sulla tigna nel gatto. - Alopecia psicogena e overgrooming da stress: L’alopecia psicogena è una forma di dermatosi comportamentale in cui il gatto sviluppa un leccamento compulsivo come risposta a uno stress cronico. I trigger più documentati sono l’ingresso di un nuovo animale in casa, traslochi, cambi di routine, sovraffollamento o riduzione del territorio percepito. Il pelo viene rimosso nelle zone raggiungibili dalla lingua, con un pattern simmetrico e bilaterale tipico: addome, fianchi interni e faccia mediale delle zampe posteriori.
È fondamentale escludere prima tutte le cause organiche (parassiti, allergie, funghi) prima di attribuire l’alopecia a una causa psicogena, poiché il prurito subclinico è spesso il vero innesco del leccamento, anche quando non è visibile all’esame esterno. La diagnosi è quindi per esclusione. - Cause ormonali (ipotiroidismo e iperadrenocorticismo): Le cause ormonali di alopecia sono meno frequenti nel gatto rispetto al cane, ma vanno considerate in presenza di perdita di pelo simmetrica e bilaterale senza prurito associato. L’ipotiroidismo felino è raro e si presenta con pelo fragile, alopecia diffusa, letargia e aumento di peso.
L’iperadrenocorticismo (sindrome di Cushing felino), spesso iatrogeno da corticosteroidi a lungo termine, produce pelle assottigliata, alopecia tronculare e fragilità cutanea estrema. Entrambe le condizioni richiedono esami ematochimici e ormonali specifici per la conferma diagnostica.

Sintomi dell’alopecia nel gatto
I sintomi dell’alopecia felina variano in modo significativo a seconda della causa sottostante, ma il segnale comune a tutte le forme è la comparsa di zone con pelo assente o diradato, visibili a occhio nudo sul manto. La distribuzione anatomica delle chiazze, la presenza o assenza di prurito e l’aspetto della cute esposta sono i tre elementi che il veterinario valuta per orientare la diagnosi differenziale prima ancora di eseguire qualsiasi esame strumentale.
Il sintomo più frequente nelle forme allergiche e parassitarie è il prurito intenso, che si manifesta con leccamento compulsivo, grattamento con le zampe posteriori e strofinio del corpo contro superfici. Il pelo nelle zone colpite appare spesso spezzato alla base anziché caduto, segno che l’autotraumatismo da leccamento è la causa diretta della perdita. Nelle forme da dermatofitosi (tigna) le chiazze sono invece circolari, con bordo desquamato e arrossato, e il pelo cade spontaneamente senza prurito marcato. Nell’alopecia psicogena le zone glabre sono simmetriche, bilaterali e confinate alle aree raggiungibili dalla lingua: addome, fianchi interni, faccia mediale delle zampe posteriori.
Nei casi più avanzati compaiono lesioni cutanee secondarie: eritema (arrossamento), papule, croste, iperpigmentazione e, quando si sovrappone un’infezione batterica, essudato e odore anomalo. Un gatto con alopecia che smette di grooming eccessivo e sviluppa letargia o calo dell’appetito richiede una valutazione veterinaria urgente, poiché la combinazione suggerisce una patologia sistemica sottostante.
Tabella 1: alopecia da allergia vs alopecia psicogena
| Alopecia allergica | Alopecia psicogena | |
|---|---|---|
| Causa | Allergia a pulci, alimenti, ambiente | Stress cronico, ansia |
| Distribuzione | Zona lombare, collo, orecchie | Addome, fianchi, zampe posteriori |
| Prurito | Intenso, costante | Assente o lieve |
| Aspetto cute | Eritema, papule, croste | Cute integra, pelo spezzato |
| Stagionalità | Possibile (allergeni ambientali) | Assente, legata a eventi stressanti |
| Diagnosi | Test allergologici, dieta esclusione | Per esclusione di cause organiche |
Tabella 2: alopecia da tigna vs alopecia da rogna
| Tigna (dermatofitosi) | Rogna notoedrica | |
|---|---|---|
| Agente | Microsporum canis (fungo) | Notoedres cati (acaro) |
| Distribuzione | Testa, orecchie, zampe | Orecchie, muso, collo |
| Prurito | Moderato o assente | Intensissimo |
| Aspetto cute | Chiazze circolari, bordo desquamato | Croste grigiastre spesse |
| Contagiosità | Sì, uomo e altri animali | Sì, altri gatti |
| Diagnosi | Lampada di Wood, coltura fungina | Raschiato cutaneo, esame microscopico |
Quando andare dal veterinario
Alcuni segnali richiedono una visita veterinaria
- Se le chiazze senza pelo superano 2 cm di diametro o aumentano di dimensione nell’arco di 7 giorni.
- Se il leccamento o il grattamento è compulsivo e continuo, al punto da interrompere il sonno o le normali attività del gatto.
- Se compaiono lesioni cutanee aperte, croste, sanguinamento o odore anomalo nelle zone colpite: sono segnali di infezione batterica secondaria che richiede terapia antibiotica.
- Se le chiazze sono circolari con bordo desquamato: è il pattern tipico della tigna (Microsporum canis), contagiosa per altri animali e per l’uomo, che richiede trattamento antifungino immediato.
- Se la perdita di pelo è simmetrica e bilaterale su fianchi o addome senza prurito associato: è il quadro classico dell’alopecia ormonale, che richiede esami del sangue per escludere ipotiroidismo o iperadrenocorticismo.
- Se il gatto perde pelo e contemporaneamente mostra letargia, calo dell’appetito o dimagrimento: la combinazione di sintomi suggerisce una patologia sistemica sottostante.
- Se la perdita di pelo persiste oltre 2-3 settimane nonostante la rimozione dei possibili fattori scatenanti (cambio dieta, trattamento antiparassitario).
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Diagnosi, prognosi e trattamenti dell’alopecia nel gatto
La diagnosi di alopecia felina segue un percorso a esclusione progressiva. Il veterinario inizia con l’anamnesi (storia clinica, abitudini alimentari, accesso all’esterno, presenza di altri animali, cambi recenti in casa) e l’esame obiettivo del manto: distribuzione delle chiazze, aspetto della cute esposta, presenza di parassiti visibili o di escoriazioni da autotraumatismo. Questi due passaggi orientano già con buona precisione verso la categoria causale, riducendo il numero di esami strumentali necessari.
Gli esami di primo livello includono il raschiato cutaneo per la ricerca di acari (Notoedres cati, Demodex cati), l’esame con lampada di Wood per la tigna (fluorescenza verdastra caratteristica di Microsporum canis in circa il 50% dei casi) e l’esame microscopico del pelo (tricogramma), che permette di valutare se il pelo è caduto spontaneamente o è stato rimosso per leccamento. In caso di sospetta allergia alimentare, il veterinario prescrive una dieta di eliminazione con proteina novella per un minimo di 8 settimane, unico metodo diagnostico affidabile per le allergie alimentari nel gatto.
Nei casi più complessi o quando i test di primo livello non sono conclusivi, si ricorre a esami di secondo livello: coltura fungina su terreno DTM per confermare la dermatofitosi, esami ematochimici e ormonali per escludere cause sistemiche (ipotiroidismo, sindrome di Cushing), test intradermici o sierologici per allergie ambientali e biopsia cutanea per escludere neoplasie cutanee o forme infiammatorie croniche. La biopsia è indicata in particolare quando le lesioni non rispondono ai trattamenti di prima linea o presentano un aspetto atipico.
La prognosi dipende interamente dalla causa sottostante. Le forme parassitarie e fungine, se trattate correttamente e per la durata prescritta, hanno prognosi ottima con ricrescita completa del pelo in 6-12 settimane. Le allergie croniche richiedono una gestione continuativa nel tempo, con possibili ricadute stagionali. L’alopecia psicogena ha prognosi variabile: miglora con la rimozione del fattore stressante, ma nei soggetti con ansia cronica può richiedere supporto comportamentale a lungo termine. Le forme ormonali rispondono bene alla terapia sostitutiva o alla riduzione del farmaco responsabile, con ricrescita del pelo in 2-4 mesi.

Cura e prevenzione dell’alopecia nel gatto
Il trattamento dell’alopecia felina non esiste in forma generica: ogni protocollo terapeutico è specifico per la causa identificata dal veterinario. Tentare rimedi fai-da-te prima della diagnosi, oltre a essere inefficace, rischia di mascherare i sintomi e ritardare l’identificazione della causa reale, aggravando il quadro clinico.
Per la dermatite allergica da pulci (DAPP) il trattamento si articola su due fronti paralleli: l’antiparassitario spot-on o in compresse sul gatto e la bonifica dell’ambiente domestico con prodotti adatti a eliminare uova e larve dai tessuti, tappeti e cucce. Poiché il 95% del ciclo vitale della pulce si svolge nell’ambiente e non sull’animale, trattare solo il gatto non è sufficiente. Nei casi con prurito intenso il veterinario può prescrivere corticosteroidi a breve termine o oclacitinib per interrompere il ciclo prurito-leccamento. La prevenzione si basa sulla profilassi antiparassitaria mensile continuativa, indipendentemente dalla stagione.
Per le allergie alimentari il trattamento è la dieta di eliminazione con proteina novella (coniglio, agnello, insetti) o idrolizzata per un minimo di 8-12 settimane, con esclusione totale di qualsiasi altro alimento, snack inclusi. Alla risoluzione dei sintomi si reintroducono le proteine precedenti una alla volta per identificare quella responsabile. Per le allergie ambientali la gestione è prevalentemente sintomatica: antiistaminici, acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6 per rinforzare la barriera cutanea e, nei casi gravi, immunoterapia allergene-specifica.
La tigna richiede una terapia antifungina sistemica con itraconazolo o terbinafina per 4-6 settimane minime, associata a shampoo topici a base di miconazolo e clorexidina due volte a settimana. È indispensabile trattare simultaneamente tutti gli animali in contatto e disinfettare l’ambiente con prodotti a base di candeggina diluita, poiché le spore di Microsporum canis sopravvivono nell’ambiente fino a 18 mesi. Per la dermatite da Malassezia nel gatto, che può accompagnare quadri di alopecia con seborrea, il trattamento topico con shampoo antimicotico è la prima linea terapeutica.
L’alopecia psicogena richiede un approccio multimodale: identificazione e rimozione del fattore stressante, arricchimento ambientale (tiragraffi, postazioni in altezza, giochi interattivi), feromoni sintetici (Feliway) e, nei casi con ansia cronica documentata, terapia ansiolitica prescritta dal veterinario (fluoxetina, clomipramina). Le forme ormonali si trattano con terapia sostitutiva per l’ipotiroidismo o con trilostano per l’iperadrenocorticismo, con ricrescita del pelo attesa in 2-4 mesi dall’inizio della terapia.

Alimentazione del gatto con alopecia
La dieta non sostituisce la terapia, ma contribuisce in modo significativo alla qualità della risposta cutanea e alla velocità di ricrescita del pelo. I nutrienti più rilevanti sono gli acidi grassi essenziali omega-3 (EPA e DHA, presenti nell’olio di salmone e nel pesce azzurro) e omega-6 (acido linoleico, presente negli oli vegetali): non sintetizzabili autonomamente dal gatto, devono essere forniti con la dieta o con integratori specifici. Agiscono riducendo l’infiammazione cutanea, rinforzando la barriera epidermica e migliorando la lucentezza e la densità del manto in fase di ricrescita.
La proteina di alta qualità e alta digeribilità è l’altro pilastro nutrizionale: il pelo è composto per oltre il 90% da cheratina, una proteina, e una dieta carente in aminoacidi essenziali come metionina e cistina rallenta significativamente la ricrescita dopo un episodio di alopecia. Nei gatti in fase di recupero, il veterinario può consigliare alimenti veterinari dermatologici con profilo aminoacidico ottimizzato, zinco e vitamina E, oppure l’aggiunta di olio di salmone alla razione quotidiana (0,5-1 ml al giorno per un gatto adulto di taglia media).
Monitora la salute della pelle del tuo gatto nel tempo.
La forfora può tornare se la causa non viene tenuta sotto controllo. Registra sintomi, trattamenti e visite nel libretto veterinario: hai tutto lo storico clinico sempre a portata di mano. Hai più animali? Crea libretti separati per ciascuno.
L’alopecia non è altro che una perdita di pelo a chiazze dovuta ad altre cause da indagare. Se il tuo gatto si lecca compulsivamente e in alcune zone del corpo ha delle chiazze senza pelo probabilmente ha l’alopecia e bisogna scoprirne la ragione.
L’alopecia del gatto andrebbe curata partendo dalle ragioni che l’hanno provocata: se si tratta di alopecia da stress bisogna partire dalla comprensione dei motivi che hanno generato un cambiamento nel felino; se si tratta di tigna, invece, il percorso farmacologico è differente.
L’alopecia del gatto solitamente non contagia l’uomo, a meno che non sia generata da una malattia infettiva come la tigna.
Per capire se l’alopecia del tuo gatto dipende dalla tigna devi portarlo dal veterinario che lo sottoporrà ad un esame attento sotto la Esame con lampada di Wood, confermando o smentendo i tuoi sospetti.
Non necessariamente. La perdita di pelo stagionale (muta) è fisiologica e si distribuisce in modo uniforme su tutto il corpo. Quando la perdita è localizzata in chiazze circoscritte, asimmetrica o accompagnata da prurito, rossore o leccamento compulsivo, è sempre il segnale di una causa patologica da identificare con una visita veterinaria.
Sì. La dermatofitosi da Microsporum canis è una zoonosi: si trasmette per contatto diretto con il pelo o la cute del gatto infetto. Nell’uomo si manifesta con chiazze circolari arrossate e desquamate, tipicamente su braccia, mani e viso. In caso di sospetta tigna nel gatto è consigliabile limitare il contatto diretto fino alla conferma diagnostica e all’inizio della terapia antifungina.
Dipende dalla causa e dalla tempestività del trattamento. Nelle forme parassitarie e fungine trattate correttamente, la ricrescita è visibile in 4-6 settimane e completa in 2-3 mesi. Nelle allergie croniche i tempi si allungano se il fattore scatenante non viene eliminato completamente. Nell’alopecia psicogena la ricrescita inizia appena il fattore stressante viene rimosso, ma può richiedere mesi nei soggetti con ansia cronica.
Raramente e solo nelle forme molto lievi da stress transitorio, dove la rimozione del fattore scatenante porta alla remissione spontanea. In tutti gli altri casi la causa sottostante (parassiti, funghi, allergie, squilibri ormonali) richiede un trattamento specifico. Attendere senza intervenire rischia di aggravare le lesioni cutanee e favorire infezioni batteriche secondarie.
No. Il pH cutaneo del gatto è diverso da quello umano e i prodotti formulati per l’uomo alterano la barriera cutanea felina, peggiorando il quadro. I rimedi naturali non hanno efficacia documentata sulle cause organiche dell’alopecia. L’unico approccio efficace è quello diagnostico: identificare la causa e trattarla con i prodotti veterinari appropriati.
Sì, se il fattore scatenante viene identificato e rimosso. L’arricchimento ambientale, la routine stabile e, nei casi severi, la terapia ansiolitica prescritta dal veterinario portano alla remissione del leccamento compulsivo e alla progressiva ricrescita del pelo. La prognosi peggiora nei gatti con ansia cronica consolidata o in ambienti dove il fattore di stress non può essere eliminato.
Glossario
- Alopecia: perdita parziale o totale del pelo in aree circoscritte o diffuse, sempre sintomo di una causa sottostante e mai una malattia autonoma.
- Dermatofitosi: infezione fungina della cute causata da Microsporum canis, comunemente chiamata tigna. Contagiosa per altri animali e per l’uomo.
- DAPP (dermatite allergica da pulci): reazione di ipersensibilità alla saliva di Ctenocephalides felis. È la causa allergica più frequente di alopecia nel gatto.
- Alopecia psicogena: perdita di pelo secondaria a leccamento compulsivo indotto da stress cronico. Diagnosi per esclusione di tutte le cause organiche.
- Eritema: arrossamento cutaneo causato da infiammazione locale, frequente nelle zone di autotraumatismo da leccamento.
- Tricogramma: esame microscopico del pelo che permette di distinguere pelo caduto spontaneamente da pelo rimosso per autotraumatismo.
- Rogna notoedrica: infestazione da acaro Notoedres cati, altamente pruriginosa e contagiosa tra gatti. Si manifesta con croste grigiastre su orecchie, muso e collo.
- Barriera cutanea: strato protettivo della pelle che regola l’idratazione e impedisce l’ingresso di agenti patogeni. La sua integrità dipende anche dall’apporto di acidi grassi essenziali con la dieta.
- Iperadrenocorticismo: sindrome di Cushing felino, causata da eccesso di cortisolo. Produce alopecia tronculare simmetrica, cute assottigliata e fragilità cutanea.
- Cheratina: proteina strutturale principale del pelo. La sua sintesi dipende dall’apporto di aminoacidi essenziali come metionina e cistina.
📚 Fonti e approfondimenti: Vet Manual Merck, PedMed, Vets and Clinics
✍️ Scritto da: Redazione DoctorVet
✅ Revisionato da: Dottoressa Sara Ghizzardi
📅 Ultima revisione: 03-06-2026



