Che cos’è la coccidiosi: Causa, sintomi, cura e prevenzione

I coccidi (Cystoisospora spp.) sono protozoi parassiti che colonizzano l’intestino di cani e gatti, causando la coccidiosi: una malattia che nei cuccioli e nei gattini sotto i 6 mesi può provocare diarrea grave, disidratazione e seri danni alla mucosa intestinale. Negli adulti immunocompetenti l’infezione è spesso asintomatica.
coccidiosi cane e gatto - causa sintomi cura e prevenzione

I coccidi si trasmettono per via oro-fecale attraverso l’ingestione di oocisti sporulate presenti nel suolo, nell’acqua o nelle feci di animali infetti. Il contagio può avvenire anche mangiando ospiti paratenici – piccoli roditori che “conservano” il parassita vivo e infettante nei propri tessuti. Gli ambienti sovraffollati come canili e gattili rappresentano il contesto a rischio più elevato.

Nei cuccioli e gattini sotto i 6 mesi: diarrea acquosa o emorragica, letargia, perdita di peso, disidratazione. Negli adulti immunocompetenti l’infezione è frequentemente asintomatica o si manifesta con diarrea lieve e autolimitante. La gravità dipende dal carico parassitario e dall’efficienza del sistema immunitario dell’animale.

Il trattamento si basa su farmaci anticoccidici prescritti dal veterinario: i principi attivi più utilizzati sono il toltrazuril e la sulfadimetossina, eventualmente associata al trimetoprim. Nei casi con disidratazione marcata è necessaria una terapia di supporto reidratante. È fondamentale completare l’intero ciclo terapeutico per prevenire le recidive.

Rimozione quotidiana delle feci, pulizia regolare delle aree di vita degli animali e disinfezione con prodotti specifici a base di ammoniaca al 10% (la comune candeggina non è efficace sulle oocisti). Nei contesti collettivi, limitare i contatti tra animali di provenienza diversa e sottoporre i nuovi arrivati a esame coprologico prima dell’ingresso.

Consigli e prevenzione

  • Rimuovi le feci ogni giorno dall’area in cui vive il tuo animale: le oocisti diventano infettanti nell’ambiente entro 1-3 giorni dalla deposizione
  • Disinfetta le superfici con ammoniaca al 10% – la candeggina comune non è efficace contro le oocisti dei coccidi
  • Non lasciare che cuccioli e gattini entrino in contatto con feci di altri animali durante le uscite o nei parchi
  • Evita di somministrare carne cruda di roditore o di animali selvatici: ospiti paratenici come topi e ratti conservano il parassita nei tessuti
  • Sottoponi i nuovi animali a esame coprologico prima di introdurli in casa con altri pet già presenti
  • Nei canili e gattili implementa protocolli di quarantena e disinfezione per ogni nuovo ingresso
  • Monitora le feci di cuccioli e gattini nelle prime settimane dopo l’adozione: diarrea persistente oltre 48 ore richiede sempre una valutazione veterinaria
  • Lava e disinfetta ciotole, cucce e superfici di contatto con cadenza regolare, specialmente in presenza di più animali

Coccidiosi nel cane e nel gatto

La coccidiosi è una malattia parassitaria intestinale che colpisce principalmente cani e gatti, causata dall’ingestione di oocisti, ovvero le forme di resistenza di protozoi specifici chiamati coccidi. Questi microscopici parassiti si insediano nell’intestino degli animali, dove si moltiplicano, causando infiammazione, disturbi gastrointestinali e, in casi gravi, compromissione della salute generale dell’animale. La malattia può variare da forme lievi, spesso asintomatiche, a quadri clinici severi, soprattutto nei cuccioli, nei gattini e negli animali con sistema immunitario compromesso.

I coccidi sono protozoi parassiti intracellulari obbligati, ovvero microrganismi unicellulari che per completare il proprio ciclo vitale devono penetrare all’interno delle cellule dell’intestino dell’ospite, gli enterociti (cellule della mucosa intestinale). Appartengono all’ordine Eucoccidiorida e comprendono diversi generi, non tutti clinicamente rilevanti per cane e gatto. La caratteristica più importante da conoscere è la loro specie-specificità: i coccidi del cane non infettano il gatto e viceversa, e quelli tipici dei carnivori domestici non sono trasmissibili all’uomo in condizioni normali.

I coccidi più comuni sono principalmente di due generi, Isospora e Eimeria e colpiscono soprattutto quando le difese immunitarie non sono abbastanza forti. Per questo i più colpiti sono soprattutto i cani cuccioli che non hanno un sistema immunitario ben formato e gli adulti, se immunocompromessi. I coccidi possono annidarsi anche negli intestini di gatti e altri animali e causano danni all’intestino e una forte diarrea con gravi conseguenze se non trattata per tempo e in maniera corretta.

Ascaridi e coccidi

Nonostante ascaridi e coccidi siano entrambi parassiti intestinali che possono infettare cani e gatti, presentano differenze significative in termini di ciclo vitale, modalità di trasmissione e impatto sulla salute dell’animale. Gli ascaridi sono vermi intestinali che, come i coccidi, possono causare disturbi gastrointestinali, ma la loro presenza e il loro trattamento differiscono. Mentre gli ascaridi richiedono un approccio terapeutico mirato alla loro eliminazione fisica, la gestione dei coccidi si concentra sull’interruzione del loro ciclo di vita e sulla prevenzione della reinfezione.

La prevenzione e il monitoraggio attento della salute dei nostri amici a quattro zampe sono fondamentali per contrastare l’impatto di questi parassiti. In questo contesto, l’utilizzo di strumenti come il libretto veterinario da DoctorVet diventa prezioso.

Attraverso il libretto veterinario (o cartella clinica di DoctorVet) i proprietari di animali domestici possono tenere traccia della salute dei loro compagni, registrare informazioni cruciali come la storia clinica, i risultati degli esami e i dettagli delle visite veterinarie, oltre a impostare promemoria per i trattamenti antiparassitari.

Coccidi nel cane e nel gatto

Nel gatto le specie responsabili sono Cystoisospora felis e Cystoisospora rivolta, con ciclo biologico e modalità di trasmissione analoghi a quelli del cane ma ospite-specifici. Anche nel gatto i gattini sotto i 6 mesi sono i soggetti più vulnerabili, mentre gli adulti sviluppano generalmente una risposta immunitaria efficace che limita la replicazione del parassita e mantiene l’infezione asintomatica. La coccidiosi felina è particolarmente frequente nei gattini provenienti da colonie urbane, allevamenti o gattili con scarso controllo igienico-sanitario.

Come avviene il contagio

La via di trasmissione principale è oro-fecale: l’animale ingerisce le oocisti sporulate – la forma resistente e infettante del parassita – presenti nell’ambiente contaminato da feci di animali infetti. Le oocisti sono estremamente resistenti: sopravvivono nel suolo per mesi e non vengono inattivate dalla candeggina comune. Diventano infettanti entro 1-3 giorni dalla deposizione nelle feci, motivo per cui la rimozione quotidiana delle deiezioni è la misura preventiva più efficace.

Una seconda via di contagio, meno nota ma clinicamente documentata, è l’ingestione di ospiti paratenici: piccoli roditori – principalmente topi – che si infettano accidentalmente ingerendo oocisti dall’ambiente. Nei tessuti del roditore il parassita non si sviluppa ulteriormente ma rimane vitale e infettante. Un cane o un gatto che caccia e ingerisce un roditore infetto si espone quindi al contagio da coccidi anche in assenza di contatto diretto con feci di altri carnivori.

Specie di coccidi

Tra le varie specie di coccidi che infettano cani e gatti, le più comuni sono Cystoisospora canis e Cystoisospora felis, rispettivamente per cani e gatti. Questi parassiti sono altamente specifici per l’ospite, il che significa che la specie che infetta i cani non è la stessa che infetta i gatti, e viceversa. Questa specificità ospite-parassita sottolinea l’importanza di strategie di prevenzione e trattamento mirate.

La trasmissione dei coccidi avviene principalmente attraverso l’ingestione di oocisti sporulate presenti nell’ambiente, che possono essere ritrovate in acqua, cibo, o anche attraverso il contatto con feci infette.

Una volta ingerite, le oocisti rilasciano sporozoiti che invadono le cellule intestinali, dando inizio al ciclo di vita del parassita all’interno dell’ospite. La conoscenza delle specie di coccidi che colpiscono i nostri animali domestici è fondamentale per comprendere come prevenire e trattare efficacemente la coccidiosi. La prevenzione passa anche attraverso la gestione dell’ambiente in cui vivono cani e gatti, riducendo il rischio di esposizione ai parassiti. In questo contesto, l’adozione di buone pratiche igieniche, come la pulizia regolare delle aree in cui gli animali mangiano, dormono e giocano, è essenziale.

Ciclo di vita dell'Eimeria: dalla formazione delle oocisti alla diffusione.
Il ciclo dei coccidi: Fase asessuata o schizogonica, poi una fase sessuata o gametogonica ed infine una fase di sporulazione in ambiente esterno.

Quando andare dal veterinario

Alcuni segnali richiedono una visita veterinaria

  • Diarrea liquida o molle che persiste da più di 48 ore in un cucciolo o gattino sotto i 6 mesi – non attendere oltre
  • Presenza di sangue nelle feci, anche in piccola quantità, a qualsiasi età
  • Disidratazione visibile: gengive pallide o appiccicose, plica cutanea che non ritorna in posizione entro 2 secondi, occhi infossati
  • Perdita di peso rapida in un cucciolo: calo superiore al 5-10% del peso corporeo in pochi giorni è un’emergenza
  • Letargia marcata: l’animale non si alza, non risponde agli stimoli, rifiuta cibo e acqua da più di 24 ore
  • Diarrea ricorrente in un adulto che si ripete più di una volta al mese senza causa alimentare identificata
  • Animale neo-adottato con feci anomale nelle prime 2 settimane dall’ingresso in casa, indipendentemente dall’età
  • Più animali in casa con sintomi contemporanei: indica una carica ambientale elevata che richiede trattamento e bonifica veterinaria

Sintomi della coccidiosi

Il quadro clinico della coccidiosi dipende da tre fattori principali: l’età dell’animale, il carico parassitario (numero di oocisti ingerite) e l’efficienza del sistema immunitario. Negli adulti sani l’infezione è nella maggior parte dei casi asintomatica o si risolve spontaneamente con diarrea lieve: il sistema immunitario controlla la replicazione del parassita prima che produca danni significativi alla mucosa. Il quadro cambia radicalmente nei soggetti giovani o immunocompromessi, dove la coccidiosi può evolvere rapidamente verso una forma grave e potenzialmente letale.

Nei cuccioli e gattini sotto i 6 mesi il sintomo d’esordio è quasi sempre la diarrea, inizialmente molle e poi progressivamente acquosa o emorragica (con presenza di sangue rosso vivo o muco nelle feci). La perdita di liquidi ed elettroliti attraverso le feci porta rapidamente a disidratazione, riconoscibile dalla perdita di elasticità della cute (plica cutanea che non ritorna in posizione entro 2 secondi), dalle gengive pallide o appiccicose e dagli occhi infossati. A questi sintomi si associano letargia, anoressia (rifiuto del cibo), perdita di peso rapida e, nei casi più gravi, dolore addominale percepibile alla palpazione. Senza trattamento tempestivo, i cuccioli molto giovani possono deteriorarsi nel giro di 24-48 ore.

Un elemento diagnostico importante è il contesto: i sintomi si manifestano frequentemente in coincidenza con situazioni di stress – un trasporto, un cambio di ambiente, una vaccinazione, un’infezione concomitante – che abbassano temporaneamente le difese immunitarie e permettono al parassita già presente nell’intestino di replicarsi in modo incontrollato. Questo spiega perché la coccidiosi sia così comune nei cuccioli e gattini neo-adottati nelle prime settimane dall’ingresso in una nuova casa.

Tabella 1: coccidiosi vs giardia nel cucciolo

CoccidiosiGiardia
AgenteProtozoo Cystoisospora spp.Protozoo Giardia duodenalis
FeciAcquose, spesso emorragicheMolli, untuose, maleodoranti
Sangue nelle feciFrequente nelle forme graviRaro
DisidratazioneMarcata nei cuccioliModerata
Perdita di pesoRapidaProgressiva
DiagnosiFlottazione fecale (oocisti)Flottazione fecale o Ag fecale
TrattamentoToltrazuril, sulfadimetossinaMetronidazolo, fenbendazolo

Tabella 2: coccidiosi vs enterite da Parvovirus (cucciolo)

CoccidiosiParvovirus
AgenteProtozoo Cystoisospora spp.Virus CPV-2
EsordioGradualeRapido e violento
VomitoAssente o lieveGrave e persistente
FeciAcquose, emorragicheEmorragiche, fetide
FebbreAssente o lieveFrequente (> 39,5°C)
Rischio di vitaAlto nei cuccioli < 8 settimaneMolto alto senza terapia intensiva
DiagnosiFlottazione fecaleTest rapido Ag fecale (CPV)
cause della coccidiosi nel cane e nel gatto
La coccidiosi nel cane è causata dalla presenza dei coccidi. Il loro obiettivo è raggiungere l’intestino per moltiplicarsi, con conseguenze sulla salute del cane e del gatto.

Coccidiosi asintomatica

Un aspetto particolarmente insidioso della coccidiosi è la sua capacità di manifestarsi in forma asintomatica, soprattutto negli animali adulti con un sistema immunitario sano. In questi casi, nonostante l’infezione sia presente, l’animale non mostra segni evidenti di malattia, diventando però un portatore che può diffondere il parassita nell’ambiente attraverso le sue feci. Questa forma asintomatica rende la coccidiosi particolarmente difficile da eradicare, poiché la mancanza di sintomi visibili può ritardare la diagnosi e il trattamento.

La prevenzione della coccidiosi richiede un approccio olistico che include la gestione dell’ambiente in cui vivono gli animali domestici. È fondamentale mantenere pulite le aree di vita degli animali, rimuovere regolarmente le feci e garantire che cibo e acqua siano liberi da contaminazioni. Inoltre, è importante monitorare la salute degli animali domestici, anche in assenza di sintomi, per identificare e trattare tempestivamente eventuali infezioni.

Come si contrae la coccidiosi

La particolarità dei coccidi di poter essere espulsi dalle feci e assunti da un altro animale fa sì che le probabilità che un cane la contragga siano molto alte. La trasmissione per via oro-fecale avviene quando dall’intestino del cane o del gatto, i coccidi vengono espulsi attraverso le feci e contaminano l’ambiente esterno. Questi parassiti in pochi giorni infesteranno l’acqua e il terreno con cui entrano in contatto e i cani si infetteranno annusando o leccando zone su cui hanno transitato animali infetti.

Nel momento in cui il cane ingerisce le uova larvate dai coccidi presenti nell’ambiente in cui un animale infetto ha defecato, le uova si schiuderanno e le larve infesteranno l’intestino. Distruggeranno le cellule dell’intestino e si moltiplicheranno producendo nuove uova larvate che saranno espulse con le feci nell’ambiente esterno e il ciclo si ripeterà su un altro animale che le ingerirà. Il ciclo della coccidiosi dura in media da 1 a 4 settimane. I sintomi della coccidiosi sono:

  • Diarrea: Spesso il primo e più evidente segno di coccidiosi, può variare da lieve a severa e può contenere sangue o muco.
  • Perdita di peso e condizioni di deperimento: Nonostante un appetito normale o aumentato, gli animali infetti possono perdere peso o mostrare una crescita rallentata a causa della malassorbimento dei nutrienti.
  • Letargia e ridotta vivacità: Gli animali affetti possono apparire meno attivi o giocosi del solito, mostrando segni di affaticamento.
  • Disidratazione: A causa della diarrea, gli animali possono rapidamente disidratarsi, specialmente se i sintomi sono gravi e prolungati.
  • Dolore addominale: L’infiammazione intestinale causata dai coccidi può portare a dolore o disagio, che può essere evidente dal comportamento dell’animale.
I coccidi vengono ingeriti dal cane, per maturare nell’intestino e riprodursi. I coccidi possono esssere esplusi tramite feci e possono rientrare in circolo in altri animali. Inoltre le specie patogene di coccidi appartengono ai due generi Isospora e Eimeria. L’uomo può venire contagiato da Isospora hominis e Isospora belli.

Diagnosi, esami e prognosi

La diagnosi precoce è determinante per l’esito della coccidiosi, soprattutto nei cuccioli e gattini dove il deterioramento clinico può essere rapido. Il veterinario integra sempre i dati anamnestici – età dell’animale, provenienza, eventuale stress recente, contatti con altri animali – con l’esame obiettivo e gli accertamenti di laboratorio. La sola presenza di sintomi gastrointestinali non è sufficiente per una diagnosi definitiva: è indispensabile la conferma parassitologica.

Come si diagnostica

L’esame di riferimento è la flottazione fecale, una tecnica che sfrutta soluzioni ad alta densità (solitamente solfato di zinco o soluzione satura di cloruro di sodio) per far affiorare le oocisti presenti nelle feci, rendendole visibili al microscopio. L’esame è semplice, economico e disponibile in qualsiasi laboratorio veterinario. Un limite importante da conoscere è che l’eliminazione delle oocisti nelle feci non è costante: un singolo campione negativo non esclude l’infezione. Nei casi clinicamente sospetti il veterinario può richiedere l’esame su campioni prelevati in giorni diversi (solitamente 3 campioni in 3 giorni consecutivi) per aumentare la sensibilità diagnostica.

All’esame microscopico le oocisti di C. canis sono identificabili per le loro dimensioni maggiori rispetto alle altre specie del genere. C. ohioensis, C. burrowsi e C. neorivolta nel cane, e C. felis e C. rivolta nel gatto, sono morfologicamente molto simili tra loro e non sempre distinguibili con la sola flottazione. Quando è necessaria una identificazione di specie precisa – ad esempio per escludere generi come Hammondia, Toxoplasma o Neospora le cui oocisti hanno dimensioni simili (10-14 μm) – il veterinario può ricorrere a un test PCR su campione fecale.

Analisi ed esami per la coccidiosi

L’esame delle feci può richiedere la raccolta di campioni multipli nel tempo, dato che l’escrezione delle oocisti può essere intermittente. In alcuni casi, possono essere raccomandati esami aggiuntivi per valutare lo stato di salute generale dell’animale e per escludere altre cause di sintomi simili, come test del sangue, analisi biochimiche, o ultrasuoni addominali.

Farmaci anticoccidici

Il trattamento farmacologico è sempre prescritto dal veterinario in base al peso corporeo dell’animale, all’età e alla gravità del quadro clinico. I principi attivi attualmente più utilizzati nella pratica clinica veterinaria italiana sono:

Il toltrazuril (principio attivo di Baycox® e formulazioni equivalenti) è oggi considerato il farmaco di prima scelta per la sua efficacia nelle forme gravi e per l’azione sulla fase intracellulare del parassita. Agisce bloccando la divisione cellulare del coccidio in tutte le sue fasi di sviluppo, riducendo rapidamente la carica parassitaria. Viene somministrato per os in dose unica o in ciclo breve.

La sulfadimetossina, spesso in associazione con il trimetoprim (sulfonamide + diaminopirimidina), rappresenta il trattamento tradizionale consolidato da decenni di utilizzo clinico. Ha un’azione batteriostatica sul parassita: non lo elimina direttamente ma ne inibisce la replicazione, lasciando al sistema immunitario dell’animale il compito di eliminare le forme già presenti. Il ciclo terapeutico dura generalmente 10-14 giorni e deve essere completato integralmente per evitare recidive.

Il ponazuril (metabolita attivo del toltrazuril) è una terza opzione disponibile in alcuni paesi, con profilo d’azione simile al toltrazuril e buona efficacia nelle forme resistenti ai sulfamidici.

Terapia di supporto e prognosi

Nei cuccioli e gattini con disidratazione moderata o grave la terapia farmacologica anticoccidica da sola non è sufficiente: è necessaria una fluidoterapia (somministrazione di liquidi ed elettroliti per via orale o endovenosa) per correggere lo squilibrio idroelettrolitico causato dalla diarrea. Nei casi più gravi il veterinario può prescrivere anche probiotici per il ripristino della flora intestinale, antidiarroici e supporto nutrizionale con diete altamente digeribili.

La prognosi è buona negli animali adulti e nei cuccioli trattati tempestivamente: la guarigione completa avviene generalmente entro 2-4 settimane dall’inizio della terapia. Nei cuccioli molto giovani (sotto le 8 settimane) con forma emorragica e disidratazione grave la prognosi diventa riservata senza ricovero e terapia intensiva. Un fattore prognostico negativo aggiuntivo è la presenza di coinfezioni concomitanti – Parvovirus, Giardia, elminti intestinali – frequenti nei soggetti provenienti da ambienti sovraffollati.

Coccidiosi nel cane e nel gatto: tempi di guarigione

La prognosi per gli animali con coccidiosi è generalmente buona con un trattamento tempestivo e appropriato, soprattutto se l’animale è per il resto sano e il trattamento inizia nelle fasi iniziali della malattia. I tempi di guarigione possono variare a seconda dell’età dell’animale, del suo stato di salute generale, e della rapidità con cui viene iniziato il trattamento. I cuccioli e i gattini, così come gli animali con condizioni di salute preesistenti, possono richiedere un periodo di recupero più lungo.

Il trattamento tipicamente include l’uso di farmaci anticoccidici specifici che il veterinario prescriverà basandosi sulla specie di coccidi identificata e sullo stato di salute dell’animale. In aggiunta, può essere necessario un supporto sintomatico, come la reidratazione e, in alcuni casi, la nutrizione assistita. La gestione efficace della coccidiosi richiede anche un’attenzione particolare alla prevenzione della reinfezione. Ciò include pratiche di igiene rigorose, come la pulizia regolare delle aree abitate dall’animale e la prevenzione dell’accesso a feci infette o ad ambienti contaminati.

Cura, trattamento e prevenzione

La gestione della coccidiosi non si esaurisce con il ciclo di farmaci anticoccidici: senza una bonifica ambientale parallela e misure preventive strutturate, la reinfezione è quasi inevitabile. Le oocisti eliminate nelle feci di un animale in trattamento rimangono vitali nell’ambiente per settimane o mesi, rappresentando una fonte di contagio continua per l’animale in cura e per gli altri pet presenti in casa.

Disinfezione ambientale

La disinfezione dell’ambiente è il punto critico della prevenzione e quello più spesso gestito in modo errato dai proprietari. Il dato più importante da conoscere è che la candeggina comune (ipoclorito di sodio) non è efficace contro le oocisti dei coccidi: la parete dell’oocisti è strutturalmente resistente ai disinfettanti ossidanti di uso domestico. I prodotti che garantiscono una reale inattivazione delle oocisti sono le soluzioni di ammoniaca al 10% e il vapore ad alta temperatura (> 60°C per almeno 30 minuti).

In pratica, le superfici lavabili – pavimenti, piastrelle, ciotole, cucce, lettiere – vanno pulite meccanicamente per rimuovere ogni residuo organico e successivamente trattate con ammoniaca al 10% lasciata agire per almeno 20 minuti prima del risciacquo. I tessuti e i materiali porosi (tappeti, coperte, cuscini) che non possono essere trattati chimicamente vanno lavati ad alta temperatura o, se non recuperabili, eliminati. Le aree esterne in terra battuta o erba sono le più difficili da bonificare: in questi contesti la rimozione quotidiana delle feci è l’unica misura concretamente applicabile, poiché la disinfezione chimica del terreno non è praticabile su larga scala.

Prevenzione nei contesti a rischio

Nei contesti collettivi – canili, gattili, pensioni, allevamenti – la prevenzione richiede un protocollo strutturato e non improvvisato. Ogni nuovo animale in ingresso deve essere sottoposto a esame coprologico prima di essere introdotto negli spazi comuni, e mantenuto in quarantena (isolamento fisico) per almeno 10-14 giorni in attesa del risultato. Questa misura riduce drasticamente il rischio di introdurre il parassita in una popolazione animale sana.

La densità abitativa è il secondo fattore di rischio modificabile: ambienti sovraffollati aumentano esponenzialmente la probabilità di contatto oro-fecale e la carica ambientale di oocisti. Ridurre il numero di animali per superficie e garantire aree di riposo, alimentazione e defecazione separate sono interventi che incidono direttamente sull’epidemiologia dell’infezione in questi contesti.

Per i cuccioli e gattini nelle prime settimane di vita, la prevenzione passa anche attraverso il controllo della madre: una femmina con infezione subclinica da coccidi può contaminare l’ambiente della lettiera e infettare i neonati nelle primissime settimane di vita, quando il sistema immunitario è ancora immaturo e la suscettibilità alla malattia è massima. In questi casi il veterinario può valutare un trattamento preventivo della madre prima del parto o nelle prime settimane di allattamento.

Alimentazione

Durante la fase acuta della coccidiosi la mucosa intestinale è direttamente danneggiata dalla replicazione dei coccidi all’interno degli enterociti: le cellule intestinali vengono distrutte dal ciclo vitale del parassita, riducendo la superficie assorbente disponibile e compromettendo la capacità dell’intestino di assimilare nutrienti, proteine e grassi. In questa condizione di malassorbimento, alimentare l’animale con una dieta normale o ricca di grassi equivale ad aggravare il lavoro di un organo già sotto stress. La gestione nutrizionale non sostituisce la terapia farmacologica, ma la supporta in modo significativo e accelera il recupero della mucosa.

La scelta più indicata durante la fase acuta è una dieta altamente digeribile, a basso contenuto di grassi e con fonti proteiche facilmente assimilabili: pollo o tacchino lessato, riso in bianco, patate bollite. Molti veterinari preferiscono prescrivere direttamente una dieta veterinaria gastrointestinale in formato umido, formulata specificamente per ridurre il carico digestivo e ottimizzare l’assorbimento dei nutrienti anche con una mucosa compromessa. È preferibile somministrare il cibo in piccole porzioni distribuite in 4-5 pasti al giorno piuttosto che in due pasti abbondanti: pasti piccoli e frequenti riducono la quantità di materiale che transita nell’intestino in un singolo momento, migliorando l’assorbimento e limitando la diarrea.

L’idratazione è la priorità assoluta, soprattutto nei cuccioli e gattini con diarrea frequente: incoraggia l’animale a bere acqua fresca in modo continuativo e, se il veterinario lo ritiene opportuno, integra con brodi di carne o vegetali non salati per rendere l’apporto idrico più appetibile. I probiotici veterinari a base di Lactobacillus e Enterococcus possono essere utili per sostenere il ripristino del microbiota intestinale, alterato sia dall’infezione che dalla terapia con sulfamidici. Ci sono alcuni alimenti da evitare categoricamente durante la malattia: la carne cruda (rischio di ingestione di ospiti paratenici infetti), i cibi ricchi di grassi che aggravano la diarrea, e latte e latticini, scarsamente tollerati quando la mucosa intestinale è infiammata per ridotta produzione di lattasi.

Diarrea, debolezza e sete frequente sono i sintomi più comuni, pertanto occorre prestare attenzione al comportamento dei cuccioli e dei cani che già hanno un sistema immunitario debole. Un check up veterinario frequente può sicuramente escludere la presenza dei coccidi e, nei casi di diagnosi di coccidiosi, curare il cane in tempi brevi evitando danni fisici.

I coccidi sono parassiti intestinali unicellulari che causano la coccidiosi in vari animali, inclusi cani e gatti. Si trasmettono tramite l’ingestione di oocisti sporulate presenti nell’ambiente.

La durata della coccidiosi può variare a seconda della gravità dell’infezione e della risposta al trattamento. Con un trattamento adeguato, i sintomi possono iniziare a migliorare entro pochi giorni, ma il recupero completo può richiedere diverse settimane.

La coccidiosi si cura con farmaci anticoccidici specifici prescritti dal veterinario. Il trattamento può includere anche supporto reidratante e nutrizionale per gli animali affetti.

Per ripulire l’ambiente dai coccidi, è necessario pulire e disinfettare regolarmente le aree abitate dagli animali, rimuovere le feci prontamente e limitare l’accesso a zone contaminate.

Gli ascaridi sono vermi parassiti che infestano l’intestino di cani, gatti e altri animali. Si trasmettono tramite l’ingestione di uova infettive e possono causare sintomi gastrointestinali.

I coccidi si trovano nell’ambiente, inclusi suolo, acqua e feci di animali infetti. Possono sopravvivere per lunghi periodi in condizioni esterne.

La coccidiosi causata dai coccidi specifici di cani e gatti non è generalmente considerata contagiosa per l’uomo, poiché i coccidi sono solitamente specifici per l’ospite. La coccidiosi è estremamente contagiosa ma solo tra animali appartenenti alla stessa specie. Quindi la coccidiosi del cane o del gatto non può essere trasmessa all’uomo, poiché ogni specie ha i propri coccidi.

I coccidi nel gatto si curano con farmaci anticoccidici prescritti dal veterinario. È importante seguire il trattamento completo e adottare misure preventive per evitare reinfezioni.

I sintomi più comuni della coccidiosi sono la diarrea, che può mostrare tracce di sangue o muco, e la spossatezza nell’animale, unita a disidratazione e dolori addominali. Nei cuccioli la spossatezza è un campanello d’allarme molto evidente, al contrario di quanto avviene nei cani anziani o in quelli con un sistema immunitario già compromesso. Inoltre la coccidiosi può anche essere asintomatica, pur potendo essere trasmessa da una cane all’altro, per questo occorre fare molta attenzione soprattutto nei casi di convivenza dei cuccioli.

Glossario

  • Coccidi: protozoi parassiti unicellulari appartenenti all’ordine Eucoccidiorida. Nei carnivori domestici la specie responsabile della coccidiosi intestinale appartiene al genere Cystoisospora.
  • Coccidiosi: malattia parassitaria intestinale causata dalla replicazione dei coccidi all’interno degli enterociti. Colpisce prevalentemente cuccioli e gattini sotto i 6 mesi di età. Oocisti: forma di resistenza e diffusione ambientale del coccidio. Viene eliminata nelle feci dell’animale infetto e diventa infettante (sporulata) entro 1-3 giorni nell’ambiente esterno.
  • Sporulazione: processo di maturazione dell’oocisti nell’ambiente esterno che la rende infettante. Avviene in presenza di ossigeno, umidità e temperature comprese tra 20 e 37°C.
  • Enterociti: cellule epiteliali che rivestono la mucosa intestinale. Sono il sito di replicazione intracellulare dei coccidi; la loro distruzione causa malassorbimento e diarrea.
  • Malassorbimento: ridotta capacità dell’intestino di assorbire nutrienti, proteine e grassi a causa del danno alla mucosa intestinale provocato dall’infezione.
  • Ospite paratenico: animale (tipicamente un roditore) che ingerisce accidentalmente le oocisti dall’ambiente. Il parassita non si sviluppa ulteriormente ma rimane vitale e infettante nei tessuti dell’ospite.
  • Flottazione fecale: tecnica diagnostica di laboratorio che utilizza soluzioni ad alta densità per far affiorare le oocisti presenti nelle feci, rendendole visibili all’esame microscopico.
  • Toltrazuril: principio attivo anticoccidico di prima scelta nella pratica veterinaria. Agisce bloccando la replicazione del parassita in tutte le sue fasi di sviluppo intracellulare.
  • Sulfadimetossina: sulfamidico utilizzato nel trattamento della coccidiosi, spesso in associazione con il trimetoprim. Inibisce la replicazione del parassita senza eliminarlo direttamente.
  • Microbiota intestinale: insieme dei microrganismi che popolano fisiologicamente l’intestino. Viene alterato sia dall’infezione da coccidi sia dalla terapia con sulfamidici.
  • Protozoo: organismo unicellulare eucariote. I coccidi appartengono a questa categoria, a differenza degli elminti (vermi parassiti) che sono organismi pluricellulari.
Iscritta all’Ordine dei Medici Veterinari, RM N. 2453

📚 Fonti e approfondimenti: Merck Vet Manual 1° fonte e 2° fonte, Cornell 1° fonte e 2° fonte
✍️ Scritto da: Redazione DoctorVet
✅ Revisionato da: Dottoressa Sara Ghizzardi
📅 Ultima revisione: 08-06-2026

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