Malattie dell’occhio nel cane

Un occhio gonfio, chiuso o rosso nel cane non è mai un sintomo da aspettare: le patologie oculari evolvono rapidamente e, se trascurate, possono portare a danni permanenti alla vista. Le malattie oculari colpiscono oltre il 10% dei cani nel corso della vita, con un’incidenza maggiore in razze brachicefale come Bulldog e Cocker Spaniel. Riconoscere i segnali precoci fa la differenza tra guarigione e cecità.
malattie dell'occhio nel cane

Riepilogo: cause e le cure per le malattie dell’occhio del cane

  • CAUSA: Le malattie oculari nel cane riconoscono cause molto diverse: infezioni batteriche (Staphylococcus aureus, Streptococcus), virali (cimurro), fattori ambientali come vento e corpi estranei, predisposizione genetica ed ereditaria. Alcune patologie, come la cataratta e l’atrofia progressiva della retina, sono legate all’età o alla razza; altre, come glaucoma e uveite, possono essere secondarie a malattie sistemiche come la leishmaniosi.
  • SINTOMI: I segnali più frequenti sono occhio gonfio, occhi chiusi o socchiusi, arrossamento congiuntivale, lacrimazione eccessiva, secrezioni oculari (chiare, mucose o purulente), opacità della cornea e prurito. Il cane si sfrega l’occhio con le zampe o lo strofina contro superfici. In presenza di glaucoma o uveite acuta si osserva dolore intenso, fotofobia e midriasi o miosi anomala.
  • CURA: Il trattamento dipende dalla causa: colliri antibiotici o antivirali per le infezioni, antinfiammatori per uveite e cheratite, gocce oftalmiche per la sindrome da occhio secco (KCS). Glaucoma e prolasso della ghiandola lacrimale richiedono intervento chirurgico. La cataratta avanzata si tratta con facoemulsificazione. Nessun farmaco va somministrato senza prescrizione veterinaria: prodotti per uso umano possono essere tossici per il cane.
  • PREVENZIONE: Pulire gli occhi regolarmente con garze sterili e soluzione oftalmica, evitare esposizione a vento, polvere e corpi estranei, sottoporre il cane a controlli veterinari periodici. Nelle razze predisposte (Cocker, Bulldog, Beagle, Maltese) prevedere una visita oculistica specialistica annuale. Nei cani oltre gli 8 anni, integrare l’oculistica nel check-up di routine per intercettare precocemente cataratta, glaucoma e atrofia retinica.

Cosa fare

  • Pulisci gli occhi del cane almeno 2-3 volte a settimana con garze sterili monouso e soluzione oftalmica specifica – mai cotone né acqua corrente.
  • Non usare mai colliri o pomate per uso umano: la concentrazione dei principi attivi può essere tossica per il cane.
  • Taglia regolarmente i peli intorno agli occhi nelle razze a pelo lungo (Maltese, Barboncino, Yorkshire): il pelo che sfrega sulla cornea causa irritazione cronica e facilita le infezioni.
  • Proteggi il cane dal vento e dalla polvere durante le uscite, soprattutto nelle razze con occhi prominenti (Bulldog, Carlino, Boxer).
  • Monitora le razze predisposte con almeno una visita oculistica all’anno: Cocker Spaniel e Labrador per la cataratta, Beagle per il prolasso della ghiandola lacrimale, Maltese per l’epifora, Bulldog e Yorkshire per la KCS.
  • Registra ogni anomalia oculare nel libretto veterinario: data di comparsa, tipo di secrezione, se un occhio o entrambi – informazioni utili per il veterinario a ogni visita.

Quando andare dal veterinario

Alcuni segnali richiedono una visita veterinaria

  • Occhio gonfio che non si riduce entro 12-24 ore, anche in assenza di altri sintomi.
  • Occhi chiusi o socchiusi persistenti: il cane non riesce o non vuole aprire uno o entrambi gli occhi.
  • Secrezione purulenta (gialla o verdastra) da uno o entrambi gli occhi.
  • Opacità o patina bianca/bluastra sulla cornea o sulla pupilla, comparsa in poche ore o giorni.
  • Occhio visibilmente più grande dell’altro: può indicare glaucoma acuto, emergenza veterinaria.
  • Arrossamento intenso con dolore alla palpazione della zona perioculare.
  • Terza palpebra visibile (membrana biancastra nell’angolo interno dell’occhio) che non scompare entro 24 ore.
  • Lacrimazione monolaterale persistente da più di 48 ore, con o senza secrezioni.
  • Il cane si sfrega l’occhio compulsivamente contro il pavimento o con le zampe.

L’occhio del cane: come è fatto e perché si ammala facilmente

L’occhio del cane condivide con quello umano la struttura di base: cornea, cristallino, retina, uvea, congiuntiva, ma presenta caratteristiche anatomiche che lo rendono più vulnerabile a certe patologie. Nelle razze brachicefale (Bulldog francese, Bulldog inglese, Carlino, Boxer), il bulbo oculare è più prominente e l’apertura palpebrale più ampia del normale, condizione chiamata lagoftalmo: la cornea è esposta a traumi, essiccamento e infezioni croniche anche in assenza di cause esterne. Nelle razze con abbondante cute perioculare (Shar Pei, Chow Chow), le pieghe sfregano direttamente sulla superficie corneale causando cheratite da trichiasi.

Un secondo fattore di vulnerabilità è la terza palpebra (membrana nictitante), struttura protettiva assente nell’uomo: quando si infiamma o prolassa, come nel cosiddetto “occhio a ciliegia” – genera irritazione cronica della congiuntiva e può evolvere in infezione batterica secondaria. L’occhio del cane è inoltre un organo bersaglio di malattie sistemiche che si manifestano prima o insieme ai sintomi oculari.

Patologie sistemiche che coinvolgono l’occhio:

  • Ipertensione arteriosa: frequente nei cani con insufficienza renale cronica, può causare distacco di retina e cecità acuta.
  • Leishmaniosi: causa uveite anteriore, cheratite interstiziale e blefarite; in aree endemiche va sempre esclusa nelle infiammazioni oculari croniche.
  • Diabete mellito: l’80% dei cani diabetici sviluppa cataratta entro 12 mesi dalla diagnosi, per accumulo di sorbitolo nel cristallino.
  • Ehrlichiosi e leptospirosi: possono causare uveite e ipopion (pus in camera anteriore) come manifestazione sistemica.

Occhio gonfio, rosso e chiuso nel cane: cosa significano i sintomi

Il proprietario che nota un occhio gonfio o chiuso nel cane si trova spesso a dover valutare l’urgenza senza strumenti clinici. Non tutti i sintomi oculari hanno la stessa gravità, ma nessuno va ignorato: la progressione da irritazione lieve a danno corneale permanente può richiedere meno di 48 ore. I sintomi oculari si leggono sempre in combinazione, tipo di secrezione, presenza di dolore, uno o entrambi gli occhi coinvolti, perché ogni combinazione orienta verso patologie diverse.

L’occhio gonfio nel cane riguarda due strutture distinte con significato clinico diverso. Il gonfiore della palpebra indica quasi sempre un processo localizzato: orzaiolo, calazio, reazione allergica o ascesso palpebrale. Il gonfiore del bulbo oculare: occhio visibilmente più grande e rigido dell’altro, è invece un segnale di allarme che orienta verso glaucoma acuto o proptosi (fuoriuscita del bulbo dall’orbita), entrambe emergenze veterinarie. Il cane con occhi chiusi o socchiusi (blefarospasmo) segnala quasi sempre dolore oculare attivo: corpo estraneo, ulcera corneale, uveite acuta. Non è un comportamento passivo, è un meccanismo di difesa contro il dolore. L’occhio rosso è il sintomo più aspecifico: congiuntivite, cheratite, glaucoma iniziale ed episclerite si presentano tutti con arrossamento, rendendo indispensabile la valutazione veterinaria per la diagnosi differenziale.

Sintomi e livello di urgenza:

  • Lacrimazione monolaterale persistente oltre 48 ore: epifora, ostruzione dotto nasolacrimale, corpo estraneo – visita entro 48 ore.
  • Occhio gonfio con palpebra gonfia, calore locale: orzaiolo, calazio, ascesso – visita entro 24 ore.
  • Bulbo oculare visibilmente più grande, rigido, dolente: glaucoma acuto – visita immediata.
  • Occhi chiusi o blefarospasmo: corpo estraneo, ulcera corneale, uveite – visita immediata.
  • Occhio rosso con secrezione purulenta giallo-verdastra: congiuntivite batterica, infezione oculare – visita entro 24 ore.
  • Occhio rosso con secrezione chiara o sierosa: congiuntivite allergica, epifora – monitorare 48 ore.
  • Patina bianca o opacità sulla pupilla: cataratta, sclerosi nucleare, cheratite – visita entro 48 ore.
  • Terza palpebra visibile nell’angolo interno: prolasso, infezione sistemica, disidratazione – visita entro 24 ore.
SintomoPossibile causaUrgenza
Palpebra gonfia, calda, dolenteOrzaiolo, ascesso palpebrale, allergiaMedia – entro 24h
Bulbo più grande, rigidoGlaucoma acuto, proptosiAlta – immediata
Occhi chiusi, blefarospasmoUlcera corneale, corpo estraneo, uveiteAlta – immediata
Secrezione purulentaCongiuntivite batterica, infezioneMedia – entro 24h
Secrezione chiaraCongiuntivite allergica, epiforaBassa – monitorare 48h
Opacità pupilla o corneaCataratta, cheratite, ulceraMedia – entro 48h
Terza palpebra visibileProlasso, causa sistemicaMedia – entro 24h

Cause delle malattie oculari nel cane

Le patologie oculari canine si classificano per struttura anatomica colpita come palpebre, congiuntiva, cornea, cristallino, uvea e retina. Ma al proprietario interessa soprattutto riconoscerle per sintomi e capire quando intervenire. Di seguito una panoramica clinica completa di tutte le malattie dell’occhio del cane, con indicazione delle razze più colpite e del trattamento di riferimento.

Cataratta

La cataratta è l’opacizzazione progressiva del cristallino, la lente interna dell’occhio che mette a fuoco le immagini sulla retina. Si manifesta con una patina biancastra o bluastra visibile nella pupilla, difficoltà visive inizialmente notturne, esitazione negli ambienti poco illuminati e, nelle fasi avanzate, disorientamento anche in ambienti familiari.

Va distinta dalla sclerosi nucleare, normale opacizzazione senile del cristallino che non compromette significativamente la visione e non richiede intervento: la distinzione è possibile solo con lampada a fessura dal veterinario. La cataratta non trattata può evolvere in uveite facolitica (infiammazione da proteine cristalline fuoriuscite) o in glaucoma secondario, entrambe condizioni dolorose.

  • Sintomo principale: patina bianca o bluastra sulla pupilla, difficoltà visive notturne, disorientamento.
  • Forme: ereditaria (oltre 100 razze), diabetica (80% dei cani diabetici entro 12 mesi), senile, traumatica, secondaria.
  • Razze più colpite: Cocker Spaniel Americano, Golden Retriever, Labrador Retriever, Boston Terrier, Pastore Tedesco.
  • Trattamento: chirurgico – facoemulsificazione con impianto di lente intraoculare; successo nel 90-95% dei casi con recupero visivo entro 2-4 settimane.
  • Prognosi senza intervento: cecità progressiva con possibile evoluzione in uveite o glaucoma secondario doloroso.
malattie occhio cane cieco
Molte malattie dell’occhio del cane possono portare alla cecità se non trattate. Alcune invece insorgono per l’età come ad esempio la cataratta.

Congiuntivite

La congiuntivite è l’infiammazione della congiuntiva, la membrana mucosa che riveste la superficie anteriore dell’occhio e la faccia interna delle palpebre. È la patologia oculare più frequente nel cane e si distingue in tre forme in base al tipo di secrezione: sierosa (chiara, cause allergiche o virali), mucoide (densa e biancastra, irritazione cronica) e purulenta (giallo-verdastra, cause batteriche). Richiede sempre diagnosi veterinaria: può nascondere patologie sottostanti più gravi come ulcera corneale, KCS o distichiasi.

  • Sintomo principale: occhio rosso, secrezione variabile, gonfiore palpebrale, prurito.
  • Razze più colpite: nessuna predisposizione di razza – colpisce tutti i cani; più frequente in razze con entropion o KCS predisponente.
  • Trattamento: colliri antibiotici (forme batteriche), antistaminici (forme allergiche), lacrime artificiali (forme da KCS).
  • Attenzione: non usare colliri corticosteroidi senza escludere prima un’ulcera corneale – peggiorano la lesione.
problema agli occhi - congiuntivite cane
La congiuntivite è l’infiammazione della congiuntiva. Provoca occhio rosso, secrezione variabile, gonfiore palpebrale, prurito.

Prolasso della ghiandola lacrimale (terza palpebra)

Il prolasso della ghiandola lacrimale della terza palpebra, chiamato comunemente “occhio a ciliegia” – si verifica quando la ghiandola che normalmente è nascosta nell’angolo interno dell’occhio fuoriesce dalla sua sede anatomica e diventa visibile come una massa rosso-rosata sporgente.

La ghiandola prolassata sfrega sulla congiuntiva generando irritazione cronica, riduce la produzione lacrimale complessiva (è responsabile del 30-40% della produzione totale di lacrime) e predispone a infezioni secondarie e KCS. La semplice ricollocazione manuale non risolve il problema: la ghiandola tende a prolassare nuovamente. L’intervento di scelta è il riposizionamento chirurgico, non l’asportazione, per preservare la funzione lacrimale a lungo termine.

  • Sintomo principale: massa rosso-rosata visibile nell’angolo interno dell’occhio, arrossamento, lacrimazione, irritazione.
  • Razze più colpite: Beagle, Cocker Spaniel, Bulldog Inglese, Bassotto, Boston Terrier, Lhasa Apso.
  • Trattamento: sempre chirurgico – riposizionamento della ghiandola nella sua sede; l’asportazione è sconsigliata perché causa KCS iatrogena.
  • Complicanza se non trattato: cheratocongiuntivite secca (KCS) per riduzione cronica della produzione lacrimale.

Epifora

L’epifora è una lacrimazione continua ed eccessiva che supera la capacità di drenaggio del dotto nasolacrimale, causando fuoriuscita delle lacrime sul muso. Nei cani a pelo chiaro produce le caratteristiche striature brune sotto gli occhi, causate dalla porfirina, un pigmento presente nelle lacrime che ossidandosi colora il pelo di ruggine.

L’epifora non è una malattia in sé ma quasi sempre il sintomo di una condizione sottostante: va sempre indagata la causa prima di trattarla. Le origini più frequenti sono l’ostruzione o la malformazione del dotto nasolacrimale, la distichiasi (ciglia anomale a contatto con la cornea), l’entropion, la congiuntivite cronica o la produzione lacrimale eccessiva da irritazione. Nei casi di ostruzione del dotto, il veterinario può eseguire un lavaggio nasolacrimale per verificarne la pervietà.

  • Sintomo principale: lacrimazione continua monolaterale o bilaterale, striature brune sul muso, macerazione della cute perioculare.
  • Razze più colpite: Maltese, Barboncino, Chihuahua, Shih Tzu, Carlino – razze con conformazione del muso che predispone a ostruzione del dotto nasolacrimale.
  • Cause principali: ostruzione dotto nasolacrimale, distichiasi, entropion, congiuntivite cronica, conformazione brachicefala.
  • Trattamento: dipende dalla causa – farmacologico nelle forme infettive o allergiche, chirurgico nelle malformazioni anatomiche o nelle ostruzioni permanenti del dotto.
  • Complicanza se non trattato: macerazione cronica della cute perioculare, dermatite umida, infezioni cutanee secondarie.
problemi agli occhi cane - Epifora - lacrimazione eccessiva cane

Glaucoma

Il glaucoma è l’aumento patologico della pressione intraoculare (IOP) oltre i valori normali (10-25 mmHg nel cane), che comprime il nervo ottico e causa degenerazione retinica progressiva fino alla cecità irreversibile. Si distingue in primario, base genetica, colpisce entrambi gli occhi in sequenza, e secondario, conseguenza di un’altra patologia oculare (uveite, cataratta matura, lussazione del cristallino, tumore intraoculare).

Il glaucoma acuto è un’emergenza veterinaria: la pressione sale rapidamente, l’occhio appare visibilmente più grande e rigido, il cane manifesta dolore intenso, fotofobia e vomito. Ogni ora senza trattamento riduce le possibilità di recupero visivo. Il glaucoma cronico evolve invece più lentamente, spesso senza dolore evidente, rendendo la diagnosi tardiva il problema principale.

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Il glaucoma è l’aumento patologico della pressione intraoculare. E’ un’emergenza veterinariaFonte: vetpedia.
  • Sintomo principale – forma acuta: occhio visibilmente più grande e rigido, dolore intenso, fotofobia, arrossamento, vomito – emergenza immediata.
  • Sintomo principale – forma cronica: aumento progressivo delle dimensioni del bulbo (buftalmo), riduzione visiva graduale, assenza di dolore evidente.
  • Razze più colpite (glaucoma primario): Husky Siberiano, Basset Hound, Cocker Spaniel Americano, Shiba Inu, Chow Chow, Shar Pei.
  • Diagnosi: tonometria (misurazione IOP) – esame indispensabile in ogni visita oculistica nelle razze predisposte.
  • Trattamento: colliri ipotonizzanti (timololo, dorzolamide, latanoprost) per ridurre la pressione; nei casi avanzati chirurgia laser (ciclofotocoagulazione) o enucleazione per eliminare il dolore.
  • Prognosi visiva: riservata nelle forme acute non trattate entro poche ore; migliore nelle forme croniche diagnosticate precocemente.
  • Complicanza se non trattato: cecità permanente, buftalmo (ingrandimento del bulbo), dolore cronico.

Sindrome occhio secco (KCS)

La cheratocongiuntivite secca (KCS) nota come sindrome da occhio secco, è causata da una produzione insufficiente del film lacrimale acquoso, che porta a infiammazione cronica di cornea e congiuntiva per mancanza di lubrificazione. La causa più frequente è una reazione immuno-mediata contro le ghiandole lacrimali: il sistema immunitario del cane attacca e distrugge progressivamente il tessuto ghiandolare responsabile della produzione delle lacrime.

L’occhio appare opaco, con secrezione mucosa densa e giallognola che si accumula e si incolla alle palpebre, spesso più abbondante al mattino. Se non trattata, la KCS porta a cheratite cronica, ulcere corneali ricorrenti e, nelle fasi avanzate, a cheratite pigmentaria, invasione della cornea da parte di pigmento scuro che riduce progressivamente il campo visivo fino alla cecità parziale. La diagnosi si effettua con il test di Schirmer, che misura la produzione lacrimale in mm/min: valori inferiori a 15 mm/min sono sospetti, inferiori a 10 mm/min confermano la KCS.

  • Sintomo principale: secrezione mucosa densa e giallognola, opacità corneale, occhio che appare “sporco”, blefarospasmo, arrossamento cronico.
  • Razze più colpite: Cocker Spaniel Inglese, Bulldog Inglese, Yorkshire Terrier, West Highland White Terrier, Cavalier King Charles Spaniel, Shih Tzu.
  • Cause: immuno-mediata (più frequente), leishmaniosi, effetti collaterali da farmaci (sulfamidici), traumi alla ghiandola lacrimale, neuropatia del nervo facciale, ipotiroidismo.
  • Diagnosi: test di Schirmer – valori inferiori a 10 mm/min confermano KCS; inferiori a 15 mm/min richiedono monitoraggio.
  • Trattamento: ciclosporina oftalmica 0,2% (immunomodulante, stimola la produzione lacrimale) + sostituti lacrimali più volte al giorno; nei casi refrattari tacrolimus oftalmico. Terapia a vita.
  • Complicanza se non trattato: cheratite ulcerativa ricorrente, cheratite pigmentaria, cecità parziale o totale.
La cheratocongiuntivite secca è causata da una produzione insufficiente del film lacrimale. Se non trattata, la KCS porta a cheratite cronica, ulcere corneali ricorrenti e, nelle fasi avanzate, a cheratite pigmentaria

Cheratite

La cheratite è l’infiammazione della cornea, lo strato trasparente anteriore dell’occhio che protegge le strutture interne e contribuisce alla messa a fuoco delle immagini. La cornea normalmente è priva di vasi sanguigni: quando si infiamma, l’organismo risponde formando nuovi vasi superficiali (vascolarizzazione corneale) che la attraversano rendendola opaca e arrossata.

Si distinguono diverse forme in base alla causa: cheratite batterica (da infezione secondaria a trauma o corpo estraneo), cheratite da esposizione (cornea non adeguatamente coperta dalle palpebre, tipica delle razze brachicefale con lagoftalmo), cheratite pigmentaria (deposito di pigmento scuro sulla cornea per irritazione cronica, frequente in Carlino e Bulldog Francese) e cheratite superficiale cronica, detta anche panno corneale o cheratite di Uberreiter, una forma immuno-mediata progressiva tipica del Pastore Tedesco e del Greyhound. Se non trattata, qualsiasi forma di cheratite può evolvere in ulcera corneale o cecità per opacizzazione permanente.

  • Sintomo principale: opacità corneale (grigio-biancastra o con vascolarizzazione rossastra), blefarospasmo, lacrimazione, fotofobia, prurito.
  • Razze più colpite: Carlino e Bulldog Francese (cheratite pigmentaria); Pastore Tedesco e Greyhound (cheratite superficiale cronica immuno-mediata); tutte le razze brachicefale (cheratite da esposizione).
  • Cause: trauma, corpo estraneo, KCS, lagoftalmo, trichiasi, infezioni batteriche o virali, reazione immuno-mediata.
  • Diagnosi: esame con lampada a fessura, test alla fluoresceina per escludere ulcera corneale associata.
  • Trattamento: colliri antinfiammatori (corticosteroidi topici nelle forme immuno-mediate, solo dopo aver escluso ulcera corneale), antibiotici topici nelle forme batteriche, lacrime artificiali nelle forme da esposizione; chirurgia correttiva nelle cause anatomiche (lagoftalmo, trichiasi).
  • Complicanza se non trattato: ulcera corneale, cheratite pigmentaria progressiva, cecità parziale o totale.
La cheratite è l’infiammazione della cornea. I sintomo principali sono: opacità corneale, lacrimazione, fotofobia e prurito. Si tratta con colliri antinfiammatori e antibiotici topici.

Orzaiolo

L’orzaiolo è un’infiammazione batterica acuta della ghiandola palpebrale che si manifesta come un rigonfiamento localizzato, caldo e dolente, con centro giallognolo per l’accumulo di pus. Si distingue in esterno (ghiandola sebacea associata alle ciglia, più frequente) e interno (ghiandola di Meibomio, sulla faccia interna della palpebra, più doloroso). L’agente eziologico principale è Staphylococcus aureus. Il cane manifesta dolore acuto, difficoltà ad aprire l’occhio, lacrimazione e prurito intenso, il grattamento compulsivo è il rischio maggiore perché può estendere l’infezione e causare ulcere corneali secondarie. Nei cani diabetici l’orzaiolo è più frequente e recidivante per la compromissione immunitaria sistemica.

  • Sintomo principale: gonfiore palpebrale localizzato, caldo, dolente, con centro purulento; blefarospasmo, lacrimazione.
  • Razze più colpite: nessuna predisposizione di razza – più frequente in cani con scarsa igiene oculare o diabete.
  • Trattamento: antibiotici prescritti dal veterinario – pomata oftalmica topica e/o antibiotico sistemico nei casi più gravi; recupero in 3-10 giorni.
  • Mai: non spremerlo né tentare di drenarlo autonomamente – rischio di diffusione dell’infezione.
  • Complicanza se non trattato: estensione dell’infezione, ulcere corneali da grattamento, ascesso palpebrale.

Ulcera corneale

L’ulcera corneale è una lesione che interessa gli strati della cornea con perdita di tessuto, dalla superficie epiteliale fino agli strati più profondi. Si classifica in base alla profondità: superficiale (solo epitelio), stromale (raggiunge lo stroma corneale), descemetocele (raggiunge la membrana di Descemet, rischio imminente di perforazione) e perforante (emergenza chirurgica immediata).

Le cause più frequenti sono traumi diretti, corpi estranei, KCS non trattata, cheratite batterica e trichiasi cronica. Nelle razze brachicefale le ulcere superficiali tendono a non guarire spontaneamente, si parla di ulcere refrattarie o indolenti, perché l’epitelio non aderisce correttamente allo stroma sottostante: una forma molto comune in Boxer e Bulldog che richiede trattamento specifico. La diagnosi si effettua con il test alla fluoresceina: il colorante penetra nelle aree prive di epitelio e le evidenzia in verde sotto luce di Wood, rendendo visibili anche le ulcere non identificabili a occhio nudo.

  • Sintomo principale: blefarospasmo intenso, lacrimazione abbondante, fotofobia, arrossamento congiuntivale, opacità localizzata della cornea – il cane non riesce o non vuole aprire l’occhio.
  • Razze più colpite: Boxer e Bulldog (ulcere refrattarie/indolenti); tutte le razze brachicefale per la maggiore esposizione corneale.
  • Cause: trauma, corpo estraneo, KCS, trichiasi, cheratite batterica, lagoftalmo, entropion.
  • Diagnosi: test alla fluoresceina – obbligatorio prima di qualsiasi terapia corticosteroidea (i cortisonici sono controindicati in presenza di ulcera).
  • Trattamento: colliri antibiotici + collare elisabettiano per prevenire il grattamento nelle ulcere superficiali; cheratotomia a griglia o flap congiuntivale nelle ulcere stromali; chirurgia urgente nel descemetocele e nelle forme perforanti.
  • Complicanza se non trattato: perforazione del bulbo oculare, endoftalmite, perdita dell’occhio.
  • Mai: non applicare corticosteroidi topici senza aver eseguito il test alla fluoresceina – aggravano l’ulcera in modo irreversibile.
ulcera-corneale-malattie-occhio-cane
L’ulcera corneale è una lesione che interessa gli strati della cornea con perdita di tessuto, dalla superficie epiteliale fino agli strati più profondi. Le cause più frequenti sono traumi diretti, corpi estranei, KCS non trattata, cheratite batterica e trichiasi cronica.

Uveite nel cane

L’uveite è l’infiammazione dell’uvea, la struttura vascolare intermedia dell’occhio che comprende iride, corpo ciliare e coroide. È una delle patologie oculari più insidiose nel cane perché può evolvere rapidamente in glaucoma secondario, cataratta complicata o cecità permanente se non trattata tempestivamente. Si distingue in anteriore (iridociclite – colpisce iride e corpo ciliare, la forma più comune e visibile), posteriore (coroidite – colpisce la coroide, spesso associata a malattie sistemiche) e panuveite (coinvolge tutta l’uvea, forma più grave).

L’uveite è quasi sempre il segnale di una malattia sistemica in corso: in Italia le cause infettive più frequenti sono leishmaniosi, ehrlichiosi e leptospirosi. Identificare e trattare la causa sistemica è indispensabile, trattare solo l’occhio senza affrontare la malattia sottostante porta inevitabilmente a recidive.

  • Sintomo principale: occhio rosso con arrossamento della sclera (iperemia ciliare), miosi (pupilla contratta e irregolare), fotofobia intensa, dolore alla palpazione del bulbo, calo della vista, opacità della camera anteriore.
  • Segni clinici specifici: ipopion (pus visibile nella camera anteriore), ifema (sangue nella camera anteriore), precipitati cheratici (depositi sulla cornea interna).
  • Cause infettive: Leishmania infantum, Ehrlichia canis, Leptospira spp., Toxoplasma gondii, cimurro, herpesvirus.
  • Cause non infettive: trauma oculare, cataratta matura (uveite facolitica), neoplasie intraoculari, cause immuno-mediate idiopatiche.
  • Razze più colpite: nessuna predisposizione di razza – dipende dall’esposizione alle cause sistemiche; Golden Retriever predisposto a uveite pigmentaria idiopatica.
  • Diagnosi: esame oculistico completo + esami ematologici per escludere cause infettive sistemiche (sierologia per leishmaniosi, ehrlichiosi, leptospirosi).
  • Trattamento: antinfiammatori steroidei e non steroidei topici e sistemici + trattamento della causa sottostante; midriatici (atropina) per prevenire sinechia (aderenze tra iride e cristallino).
  • Complicanza se non trattato: glaucoma secondario, cataratta complicata, distacco di retina, cecità permanente.

Atrofia progressiva della retina (PRA)

L’atrofia progressiva della retina (PRA) è una degenerazione ereditaria dei fotorecettori retinici, bastoncelli e con, che porta alla cecità completa in mesi o anni. È una malattia genetica recessiva: il cane può essere portatore sano (un solo allele mutato, non manifesta la malattia ma la trasmette) o affetto (due alleli mutati, sviluppa la degenerazione). Inizia invariabilmente con la perdita dei bastoncelli, i fotorecettori responsabili della visione in condizioni di scarsa luminosità: il primo sintomo è sempre la cecità notturna, il cane esita nelle zone buie, urta gli ostacoli di sera, è insicuro nelle passeggiate crepuscolari. Nella fase successiva degenerano anche i coni (visione diurna e dei colori) fino alla cecità totale.

Le pupille appaiono progressivamente più dilatate anche in piena luce (midriasi bilaterale) per la perdita della risposta retinica alla luce. Non esiste terapia risolutiva: la diagnosi precoce tramite elettroretinografia e test genetici permette di pianificare gli adattamenti ambientali e di escludere i soggetti affetti dalla riproduzione, riducendo la diffusione della mutazione nelle linee di allevamento.

Atrofia progressiva della retina (PRA)

L’atrofia progressiva della retina (PRA) è una degenerazione ereditaria dei fotorecettori retinici, bastoncelli e con, che porta alla cecità completa in mesi o anni. È una malattia genetica recessiva: il cane può essere portatore sano (un solo allele mutato, non manifesta la malattia ma la trasmette) o affetto (due alleli mutati, sviluppa la degenerazione). Inizia invariabilmente con la perdita dei bastoncelli, i fotorecettori responsabili della visione in condizioni di scarsa luminosità: il primo sintomo è sempre la cecità notturna, il cane esita nelle zone buie, urta gli ostacoli di sera, è insicuro nelle passeggiate crepuscolari. Nella fase successiva degenerano anche i coni (visione diurna e dei colori) fino alla cecità totale.

Le pupille appaiono progressivamente più dilatate anche in piena luce (midriasi bilaterale) per la perdita della risposta retinica alla luce. Non esiste terapia risolutiva: la diagnosi precoce tramite elettroretinografia e test genetici permette di pianificare gli adattamenti ambientali e di escludere i soggetti affetti dalla riproduzione, riducendo la diffusione della mutazione nelle linee di allevamento.

  • Sintomo principale: cecità notturna progressiva, esitazione in ambienti poco illuminati, midriasi bilaterale, successiva perdita della visione diurna.
  • Progressione: bastoncelli (cecità notturna) → coni (cecità diurna) → cecità totale – in mesi o anni a seconda della forma genetica.
  • Razze più colpite: Labrador Retriever, Golden Retriever, Cocker Spaniel Americano, Caniche, Irish Setter, Husky Siberiano, Pastore Tedesco.
  • Diagnosi: elettroretinografia (ERG) per valutare la funzione retinica; test genetici per identificare portatori e soggetti affetti prima della comparsa dei sintomi.
  • Trattamento: nessuna terapia risolutiva disponibile; ricerca in corso su terapia genica con risultati promettenti in alcune razze.
  • Gestione: adattamenti ambientali (mantenere i mobili nella stessa posizione, illuminare meglio gli ambienti), senza cambiamenti bruschi nella disposizione degli spazi.
  • Complicanza associata: cataratta secondaria frequente nelle fasi avanzate, non migliora la vista se la retina è già degenerata, quindi la chirurgia non è indicata.

Tumore alla palpebra

I tumori palpebrali sono tra le neoplasie più frequenti nel cane anziano e rappresentano circa il 70-75% di tutti i tumori oculari canini. La notizia rassicurante è che nel 75% dei casi sono benigni: gli adenomi delle ghiandole di Meibomio (ghiandole sebacee del margine palpebrale) sono la forma più comune, seguiti da papillomi, istiocitomi e adenomi sebacei. Si presentano come escrescenze nodulari sul margine palpebrale, di dimensioni variabili da pochi millimetri a oltre un centimetro, con superficie liscia o irregolare.

Il problema non è solo oncologico: anche una massa benigna piccola che sfrega sulla cornea causa irritazione cronica, cheratite e ulcere corneali. Le forme maligne, carcinoma a cellule squamose, melanoma palpebrale, carcinoma delle ghiandole di Meibomio, sono meno frequenti ma aggressive, con possibile invasione locale e metastasi ai linfonodi regionali. Qualsiasi neoformazione palpebrale va valutata dal veterinario: le dimensioni e l’aspetto esterno non permettono di distinguere una forma benigna da una maligna senza esame istologico.

  • Sintomo principale: nodulo o escrescenza visibile sul margine palpebrale, irritazione cronica, lacrimazione, blefarospasmo se la massa sfrega sulla cornea.
  • Forme benigne (75%): adenoma ghiandole di Meibomio, papilloma, istiocitoma, adenoma sebaceo.
  • Forme maligne (25%): carcinoma a cellule squamose, melanoma palpebrale, carcinoma ghiandole di Meibomio.
  • Razze più colpite: nessuna predisposizione netta per i benigni; Labrador Retriever e razze a mantello chiaro predisposte al carcinoma squamocellulare per maggiore esposizione UV.
  • Diagnosi: esame citologico (agoaspirato) o istologico (biopsia post-rimozione) – unico modo per distinguere forma benigna da maligna.
  • Trattamento: rimozione chirurgica con ricostruzione palpebrale; crioterapia nelle forme benigne piccole; chemioterapia o radioterapia nelle forme maligne con invasione locale.
  • Prognosi forme benigne: eccellente con rimozione completa e margini liberi.
  • Prognosi forme maligne: variabile – dipende da tipo istologico, stadio e completezza della rimozione chirurgica.
  • Complicanza se non trattato: cheratite cronica, ulcere corneali, invasione locale nelle forme maligne.

Tumori palpebrali nel cane

I tumori palpebrali sono tra le neoplasie più frequenti nel cane anziano e rappresentano circa il 70-75% di tutti i tumori oculari canini. La notizia rassicurante è che nel 75% dei casi sono benigni: gli adenomi delle ghiandole di Meibomio (ghiandole sebacee del margine palpebrale) sono la forma più comune, seguiti da papillomi, istiocitomi e adenomi sebacei. Si presentano come escrescenze nodulari sul margine palpebrale, di dimensioni variabili da pochi millimetri a oltre un centimetro, con superficie liscia o irregolare. Il problema non è solo oncologico: anche una massa benigna piccola che sfrega sulla cornea causa irritazione cronica, cheratite e ulcere corneali.

Le forme maligne, carcinoma a cellule squamose, melanoma palpebrale, carcinoma delle ghiandole di Meibomio, sono meno frequenti ma aggressive, con possibile invasione locale e metastasi ai linfonodi regionali. Qualsiasi neoformazione palpebrale va valutata dal veterinario: le dimensioni e l’aspetto esterno non permettono di distinguere una forma benigna da una maligna senza esame istologico.

  • Sintomo principale: nodulo o escrescenza visibile sul margine palpebrale, irritazione cronica, lacrimazione, blefarospasmo se la massa sfrega sulla cornea.
  • Forme benigne (75%): adenoma ghiandole di Meibomio, papilloma, istiocitoma, adenoma sebaceo.
  • Forme maligne (25%): carcinoma a cellule squamose, melanoma palpebrale, carcinoma ghiandole di Meibomio.
  • Razze più colpite: nessuna predisposizione netta per i benigni; Labrador Retriever e razze a mantello chiaro predisposte al carcinoma squamocellulare per maggiore esposizione UV.
  • Diagnosi: esame citologico (agoaspirato) o istologico (biopsia post-rimozione) – unico modo per distinguere forma benigna da maligna.
  • Trattamento: rimozione chirurgica con ricostruzione palpebrale; crioterapia nelle forme benigne piccole; chemioterapia o radioterapia nelle forme maligne con invasione locale.
  • Prognosi forme benigne: eccellente con rimozione completa e margini liberi.
  • Prognosi forme maligne: variabile – dipende da tipo istologico, stadio e completezza della rimozione chirurgica.
  • Complicanza se non trattato: cheratite cronica, ulcere corneali, invasione locale nelle forme maligne.

Diagnosi e trattamenti delle malattie oculari nel cane

La visita oculistica veterinaria di base comprende una sequenza di esami standardizzati che permettono di valutare tutte le strutture dell’occhio in modo sistematico. Il veterinario inizia con l’osservazione in ambiente illuminato e al buio per valutare le pupille, la simmetria dei bulbi e la risposta alla luce, poi procede con gli esami strumentali specifici.

La diagnosi oculare nel cane non si limita mai all’occhio: qualsiasi infiammazione cronica o bilaterale richiede esami ematologici per escludere cause sistemiche, leishmaniosi, ehrlichiosi, diabete, ipertensione, che si manifestano a livello oculare prima ancora di dare sintomi generali evidenti.

Esami diagnostici di riferimento:

  • Tonometria: misurazione della pressione intraoculare (IOP) con tonometro a rimbalzo – indispensabile per diagnosticare o escludere glaucoma e uveite. Valori normali: 10-25 mmHg.
  • Test di Schirmer: striscia di carta millimetrata posizionata nel sacco congiuntivale per misurare la produzione lacrimale in mm/min – diagnostica la KCS. Valori normali: oltre 15 mm/min.
  • Test alla fluoresceina: colorante che evidenzia le aree corneali prive di epitelio sotto luce di Wood – obbligatorio per diagnosticare ulcere corneali e controindicare i corticosteroidi topici.
  • Biomicroscopia con lampada a fessura: esame di riferimento per valutare cornea, camera anteriore, iride e cristallino in dettaglio, distingue cataratta da sclerosi nucleare, rileva precipitati cheratici nell’uveite.
  • Oftalmoscopia diretta e indiretta: valutazione del fondo oculare: retina, nervo ottico, vasi retinici, per diagnosticare PRA, distacco di retina, coroidite.
  • Elettroretinografia (ERG): misura la risposta elettrica della retina alla luce, indispensabile prima della chirurgia della cataratta per verificare la funzionalità retinica e nella diagnosi precoce di PRA.
  • Ecografia oculare: valuta le strutture posteriori dell’occhio quando la cataratta densa impedisce la visione del fondo; esclude masse intraoculari e distacco di retina.
  • Esami ematologici: sierologia per leishmaniosi, ehrlichiosi, leptospirosi, glicemia, profilo renale – obbligatori in ogni uveite e in ogni patologia oculare cronica bilaterale.

I trattamenti variano in base alla diagnosi e alla struttura coinvolta. Le patologie infettive rispondono a colliri antibiotici o antivirali prescritti dal veterinario; le forme infiammatorie immuno-mediate richiedono corticosteroidi o ciclosporina oftalmica, mai applicati senza aver escluso un’ulcera corneale con il test alla fluoresceina.

Il glaucoma si gestisce con colliri ipotonizzanti e, nelle fasi avanzate, chirurgia laser. La KCS richiede ciclosporina oftalmica a vita. Cataratta, malformazioni palpebrali e prolasso della ghiandola lacrimale richiedono intervento chirurgico specialistico. La prognosi visiva dipende quasi sempre dalla precocità della diagnosi: molte patologie trattate nelle fasi iniziali permettono il recupero completo della funzione visiva.

La prevenzione delle malattie oculari parte dalla routine di igiene domiciliare e si consolida con i controlli veterinari periodici. I due livelli sono complementari: l’igiene quotidiana riduce il rischio di infezioni e irritazioni croniche, i controlli periodici intercettano le patologie ereditarie o degenerative prima che causino danni permanenti. Nelle razze predisposte, la prevenzione non è una raccomandazione generica ma un protocollo strutturato che il veterinario definisce in base alla storia clinica e alla genetica del soggetto.

La pulizia oculare va eseguita con garze sterili monouso imbevute di soluzione oftalmica specifica – mai cotone (lascia filamenti sulla congiuntiva), mai acqua corrente (altera il film lacrimale), mai fazzoletti di carta (irritano il margine palpebrale). Il movimento corretto è dall’angolo interno verso l’esterno, in un solo passaggio per garza, senza sfregare. Nelle razze con secrezioni abbondanti (Maltese, Barboncino, Cocker) la pulizia va eseguita almeno una volta al giorno. Nei cani con pelo lungo intorno al muso, la toelettatura regolare dei peli perioculari è parte integrante della prevenzione: il pelo che sfrega sulla cornea causa trichiasi e irritazione cronica che nel tempo evolvono in cheratite.

  • Pulizia oculare: garza sterile + soluzione oftalmica, dall’angolo interno verso l’esterno, almeno 2-3 volte a settimana (quotidiana nelle razze con secrezioni abbondanti).
  • Toelettatura perioculare: taglio regolare dei peli intorno agli occhi nelle razze a pelo lungo – Maltese, Barboncino, Shih Tzu, Yorkshire – per prevenire trichiasi.
  • Protezione ambientale: evitare esposizione a vento, polvere e sostanze chimiche; nelle razze brachicefale proteggere gli occhi durante le attività all’aperto.
  • Controllo veterinario annuale: visita oculistica specialistica nelle razze predisposte (Cocker, Labrador, Bulldog, Beagle, Maltese, Yorkshire, Husky) – da integrare nel check-up di routine.
  • Cani oltre gli 8 anni: oculistica nel check-up annuale per intercettare precocemente cataratta, glaucoma e PRA – patologie che nelle fasi iniziali sono quasi asintomatiche.
  • Cani diabetici: monitoraggio oculistico ogni 3-6 mesi dall’diagnosi – l’80% sviluppa cataratta entro 12 mesi.
  • Test genetici nelle razze a rischio: per PRA, glaucoma primario e cataratta ereditaria – utili prima dell’acquisto del cucciolo e indispensabili per i riproduttori.
  • Mai usare prodotti per uso umano: colliri, pomate e detergenti oculari formulati per l’uomo possono essere tossici o inefficaci nel cane.

Cura e prevenzione delle malattie oculari nel cane

Dipende da cosa è gonfio. Se è la palpebra (caldo, dolente, con centro purulento) si tratta probabilmente di orzaiolo, visita entro 24 ore. Se il bulbo oculare appare visibilmente più grande e rigido dell’altro, è un’emergenza: può essere glaucoma acuto. In attesa della visita impedisci al cane di sfregarsi l’occhio e non applicare colliri senza prescrizione.

È blefarospasmo, un meccanismo di difesa contro il dolore oculare – non sonnolenza. Le cause più frequenti sono corpo estraneo, ulcera corneale, uveite acuta o congiuntivite batterica severa. Non forzare l’apertura dell’occhio e non applicare colliri senza prescrizione: porta il cane dal veterinario entro 24 ore.

Arrossamento, secrezione purulenta giallo-verdastra, gonfiore delle palpebre, prurito intenso. Il cane si sfrega l’occhio con le zampe o contro il pavimento. Al mattino le palpebre possono risultare incollate dalla secrezione essiccata. Richiede sempre diagnosi veterinaria: congiuntivite batterica, virale e allergica hanno trattamenti diversi.

Le forme batteriche da Staphylococcus e Streptococcus non si trasmettono normalmente all’uomo con una corretta igiene delle mani. Il rischio di contagio tra cani dello stesso nucleo familiare è invece concreto: isola il cane infetto e usa asciugamani separati. La congiuntivite da cimurro non è trasmissibile all’uomo ma è altamente contagiosa tra cani.

L’occhio rosso è un sintomo, non una diagnosi: congiuntivite, cheratite, glaucoma iniziale e uveite si presentano tutti con arrossamento ma richiedono trattamenti completamente diversi. Non usare colliri per uso umano, alcune formulazioni con corticosteroidi aggravarno un’ulcera corneale. La valutazione veterinaria è il primo passo necessario.

No. Nei cani anziani è frequente la sclerosi nucleare del cristallino, una normale opacizzazione senile che non compromette significativamente la vista e non richiede intervento. Se la patina bianca riguarda la cornea, non la pupilla, può indicare cheratite o ulcera corneale. Solo la visita con lampada a fessura permette di distinguere con certezza le diverse condizioni.

Le razze con maggiore incidenza di patologie oculari sono Cocker Spaniel (cataratta, KCS, prolasso ghiandola lacrimale), Bulldog e Carlino (cheratite da esposizione, KCS, entropion), Labrador e Golden Retriever (cataratta ereditaria, PRA), Beagle (prolasso ghiandola lacrimale), Maltese e Barboncino (epifora), Husky Siberiano e Basset Hound (glaucoma primario).

Iscritta all’Ordine dei Medici Veterinari, RM N. 2453 |

📚 Fonti e approfondimenti: Merck Vet Manual fonte1, fonte2, fonte3, VCA Hospital fonte1, fonte2,
✍️ Scritto da: Redazione DoctorVet
✅ Revisionato da: Dottoressa Sara Ghizzardi
📅 Ultima revisione: 25-06-2026

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